Sospiro di sollievo in paese «Giustizia è stata fatta»

Affetto e solidarietà: «Siamo tutti felici per lui, Franco doveva essere assolto già in primo grado». «È la fine di un incubo, finalmente potrà dormire sereno»

CORREZZOLA. Civè è una frazione di campagna con poco più di mille anime, tagliata fuori dalle principali vie di comunicazione e sospesa tra Piove di Sacco e Chioggia. Prima della vicenda di Birolo la conoscevano forse solo i residenti e al massimo chi d’estate si perdeva alla ricerca di una strada alternativa per raggiungere la spiaggia di Sottomarina. Così, il fatto di essere una comunità, suo malgrado isolata, ha portato a creare rapporti personali più stretti: qui tutti si conoscono e, nel bene e nel male, le vicende sono condivise. Franco per tutti è un amico, per molti un figlio o un fratello. Lo conoscono da quando era bambino e in tabaccheria c’erano ancora mamma e papà. Per questo la solidarietà è stata forte fin dall’inizio: quello che gli è capitato - hanno sempre detto tutti - poteva accadere a chiunque. Cosa avrebbe dovuto fare di diverso se non difendere la propria famiglia?

Lo sdegno generale per la condanna in primo grado, l’altra sera si è trasformato in un moto di sollievo generale, corso di casa in casa alla notizia dell’assoluzione. Ieri mattina in tanti sono passati in edicola per un saluto, una forte stretta di mano, un abbraccio caloroso. «Abbiamo saputo dell’assoluzione», racconta la signora Jolanda, «durante le prove del coro parrocchiale. È subito scattato un applauso spontaneo». Le fa eco Elvia Zemignani: «Siamo tutti contenti per Franco».

Gli umori che si colgono nel cuore del paese, tra bar e negozi, sono simili. Davanti a un caffè e ad un giornale Bruno Barbierato e Franco Giolo sono concordi: «Giusto così,Franco è una brava persona e un lavoratore, così come tutta la sua famiglia». Soddisfazione e sollievo sono espressi anche da Daniele Braga: «È la fine di una brutta storia». «Meglio tardi che mai», aggiunge Giordano Temporin, «doveva essere assolto già in primo grado. Non era necessario attendere tutto questo tempo per riconoscere la sua innocenza».

Dietro il bancone del suo bar Vito Salvagnin ha accolto con soddisfazione la sentenza: «È andata come doveva andare, finalmente Franco potrà dormire di notte più sereno e tranquillo». «Giustizia è stata fatta», conclude il commerciante Sandro Mascalchin, «possa diventare di buona giustizia da applicare anche in altri casi analoghi». (al.ce.)

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