Violentato a 16 anni al Sant’Antonio

Nel 2012 il ragazzo, ricoverato in Psichiatria, fu adescato da un 48enne, poi morto di Aids. Ora chiede all’Usl 750 mila euro

PADOVA. Era stato ricoverato nel reparto di Psichiatria in ospedale a Padova, aveva 16 anni e si è trovato a condividere stanza e spazi comuni con gli adulti. Tutti affetti da disturbi psichiatrici, più o meno gravi. Il ragazzo è finito in un bagno del reparto, a subire una violenza sessuale proprio da parte di un altro paziente che lo aveva avvicinato nella sala tv, un transessuale con una sfilza di precedenti penali. I due, in inequivocabili atteggiamenti - sono stati sorpresi da alcuni infermieri che si erano accorti in piena notte dell’assenza del sedicenne dalla sua stanza. Succedeva nel novembre del 2012. Il processo penale a carico del transessuale si è interrotto per la morte di quest’ultimo a pochi mesi dal misfatto. Ma c’è ancora un procedimento civile aperto: l’avvocato Francesco Miraglia, legale del sedicenne padovano, ora ventenne, ha formulato per il suo assistito una richiesta danni di 750 mila euro. L’accusa nei confronti dell’Usl 16 è di “omissione della vigilanza e del controllo da parte del personale medico-sanitario addetto al reparto”. Il 12 dicembre scorso in Camera di commercio a Padova si è tenuto l’incontro di mediazione fra le parti che non ha tuttavia avuto esito positivo. Si va a processo, l’udienza è fissata per il 7 febbraio.

Con l’eco non ancora spento del caso di violenza avvenuto al reparto di Neurochirurgia dell’Azienda ospedaliera, dove due settimane fa un infermiere è stato arrestato per aver abusato sessualmente, dopo averla narcotizzata, di una paziente, torna alla ribalta un altro episodio di violenza ai danni di un minore. «Obbligo istituzionale della struttura sanitaria» dichiara l’avvocato Miraglia, «oltre a quello di garantire la salute dei pazienti, è anche quello di assicurare la protezione alle persone di menomata o mancante autotutela, come era il mio assistito al momento della violenza che fu costretto a subire, sia per il suo stato psichico che per i farmaci che aveva assunto». Il ragazzo soffriva all’epoca del ricovero di un “disagio comportamentale derivatogli da un disturbo della condotta con scarsa socializzazione, tipo aggressivo moderato”.

«Nonostante la minore età venne ricoverato con degli adulti maggiorenni» continua il legale, «e non posto sotto accurata tutela o particolare controllo, dal momento che solo casualmente nel corso della notte, il personale medico-sanitario si accorse che non era più nella sua stanza. Lo trovarono in un bagno del reparto, nudo, in atteggiamenti inequivocabili con un altro paziente, un quarantottenne, pregiudicato, che risulterà poi affetto da Aids. Un giovane già turbato è rimasto devastato dall’esperienza» prosegue l’avvocato, «se questo giovane e la sua famiglia non potranno mai ottenere giustizia per il reato subito, che gli si corrisponda almeno un risarcimento per la terribile violenza e il trauma subiti».

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