Omicidio Noventa: Debora rompe il silenzio dalla cella

Debora Sorgato

La donna accusata dell’omicidio di Isabella con il fratello Freddy e Manuela ha spedito una lettera al pm: "Quando è morta stavo dormendo"

PADOVA. «Quando è morta Isabella io stavo dormendo». Debora Sorgato ha deciso di raccontare la sua verità su cos’è accaduto quel tragico 15 gennaio del 2016 quando è stata uccisa Isabella Noventa.

Non aveva mai parlato fino ad ora. L’ha fatto a modo suo, ossia spedendo una lettera scritta di suo pugno in stampatello su tre fogli a righe, spedita dal carcere agli inquirenti, un paio di giorni dopo la richiesta di rinvio a giudizio firmata dal sostituto procuratore Giorgio Falcone, quindi intorno al 13 gennaio scorso.

Debora ricorda cos’ha fatto il giorno della scomparsa di Isabella e inizia dal mattino, raccontando minuziosamente la sua giornata e i suoi impegni (poco importanti ai fini investigativi). Scrive che alle 22.30 è andata a casa di suo fratello Freddy guidando la sua Golf bianca. E l’ha lasciata là parcheggiata sul viale, rincasando a piedi (per stradine di campagna ci ha impiegato 10 minuti).

Perchè? Lo spiega chiaramente. Era d’accordo con suo fratello: lasciava la Golf da lui per evitare scenate di gelosia da parte di Manuela Cacco verso Isabella. In questo modo Freddy infatti avrebbe accompagnato Isabella al Relax con la Golf. Debora poi prosegue nel racconto di quella sera. Una volta tornata a casa è andata a letto. Un paio d’ore dopo, verso l’una e trenta si sveglia e le viene in mente che nella Volkswagen ha dimenticato la borsa con all’interno il suo telefonino, quindi torna a piedi nella villetta del fratello.

Vede le luci di casa accese e quindi entra. Il fratello le chiede di seguirla, con la sua Golf. Le dice che deve portare in centro a Padova la Cacco ma poi non può riportarla a casa visto che ha un impegno e quindi avrebbe dovuto farlo lei. Le due auto, l’Audi A6 di Freddy e la Golf si mettono in viaggio, una dietro l’altra. Debora racconta che per strada “perde” l’Audi e si mette a chiamare Freddy al cellulare. Non le risponde. Prova pure con la Cacco, che dopo un po’ risponde. La fa salire sulla Golf e la accompagna alla discoteca Relax: qui però la Cacco non vede tra le macchine parcheggiate quelle di alcuni suoi amici.

Proprio in quel momento Freddy chiama Debora e le chiede di accompagnare Manuela a casa sua. La sorella esegue e una volta scaricata la tabaccaia in via Sabbioni a Noventa, torna a casa, a letto. Questa è la sua verità. Non lo scrive, ma è sottinteso: lei della morte di Isabella non sa nulla. Quindi, non scrive pure questo, ma è logico: la ricostruzione della tabaccaia, ossia che Freddy le disse che Isabella fu ammazzata da Debora in cucina è falsa. Questo documento è finito nel fascicolo d’indagine.

La ricostruzione di Debora collima con quella di Freddy, ossia che Isabella è morta durante un violento gioco erotico e lui preso dal panico l’ha gettata sul Brenta. Ha fatto tutto da solo, poi ha portato gli investigatori sull’argine, indicando loro un punto impreciso, lungo almeno un chilometro. I due fratelli paiono allineati nel racconto di quella sera.

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