Il pm: gli assassini sono Freddy, Debora e Manuela

Chiusa l’inchiesta sulla scomparsa di Isabella Noventa, in attesa del rinvio a giudizio I fratelli accusati di omicidio volontario premeditato, la Cacco anche di stalking

Tutti colpevoli per l’assassinio premeditato di Isabella Noventa. E nella stessa identica misura: il camionista-ballerino Freddy Sorgato e la sorella Debora, con la veneziana tabaccaia di Camponogara, Manuela Cacco, amante dell’uno e amica dell’altra. Per gli inquirenti non ci sono dubbi. Di più: Cacco è accusata anche di stalking nei confronti di Isabella, fidanzata di Freddy, una persecuzione avvenuta tra il settembre del 2013 e quello del 2014 attraverso chiamate telefoniche offensive, messaggi scritti su bigliettini zeppi di ingiurie e cartelli lasciati sul parabrezza dell’auto della vittima, in più occasioni pedinata.

Verso il processo. Il pm padovano Giorgio Falcone ha concluso formalmente l’inchiesta su uno dei delitti destinato a suscitare maggior interesse nell’opinione pubblica nel corso del 2016: “giallo” risolto in via definitiva. E così nei confronti dei tre, il prossimo passo del magistrato sarà la richiesta di rinvio a giudizio: a quel punto dovranno decidere se rischiare un (inevitabile) processo davanti alla Corte d’assise oppure “giocarsi” un giudizio abbreviato che si celebra davanti al gup (giudice dell’udienza preliminare). Scelta importantissima: solo l’“abbreviato” consente di poter beneficiare per legge dello sconto fino a un terzo della pena, in caso di condanna. Intanto a partire da ieri, giorno in cui è stato notificato l’avviso di conclusione dell’indagine, inizia a decorrere una finestra di venti giorni: entro quel termine gli indagati potranno chiedere di essere interrogati o presentare memorie per difendersi.

I reati contestati. I fratelli Sorgato e Cacco sono accusati del concorso nell’omicidio volontario di Isabella perché «previo accordo fra loro ne cagionavano la morte, colpendola alla testa e soffocandola». Quel «previo accordo» significa che è contestata un’aggravante da ergastolo, la premeditazione, consistita «nell’attirare la vittima nell’abitazione di Freddy Sorgato, nonché nel progettare un piano finalizzato a inscenare che la Noventa fosse uscita viva dalla casa e si fosse allontanata volontariamente...». Il riferimento è alla messinscena della Cacco che, un’ora dopo il delitto, aveva passeggiato davanti alle telecamere installate nel centro storico di Padova, indossando il piumino bianco sfilato alla donna uccisa, per accreditare l’ipotesi della sua scomparsa volontaria. Con l’accordo dei Sorgato.

Infine sempre i tre sono accusati di aver fatto sparire il cadavere con l’aggravante di occultare un altro reato, cioè l’omicidio. L’obiettivo? Procurarsi l’impunità. Grazie all’esame del corpo o dei resti, infatti, un medico legale esperto avrebbe potuto ricostruire la dinamica del delitto

Le bugie di Manuela. Il pm ne è convinto: non ha detto tutta la verità la tabaccaia amante di Freddy, gelosa fino all’odio nei confronti di Isabella. Tra il 16 febbraio (la notte in cui i tre furono arrestati) e l’8 settembre,Cacco è stata interrogata dal magistrato su sua richiesta. Ben quattro i colloqui nel corso dei quali ha ricostruito l’omicidio: dalla trappola (Isabella è stata convinta a raggiungere la casa di Freddy) all’esecuzione da parte di Debora che la odiava, di fronte a un Freddy attonito. Ma il pm non le crede del tutto: Manuela sapeva del delitto. Anzi, pure lei avrebbe preso parte all’ideazione dell’assassinio e all’uccisione della rivale tanto detestata. Al punto che per un anno l’aveva perseguitata «con condotte reiterate in modo tale da cagionarle un perdurante e grave stato di ansia e di paura e da costringere la vittima ad alterare le abitudini di vita, modificando orari e spostamenti». Da qui la terza accusa (esclusiva per Cacco) di stalking o atti persecutori.

I tre killer. Ieri ai tre è stato notificato l’atto di chiusura dell’inchiesta. Sono tutti detenuti: Freddy a Padova; Debora a Verona e Manuela Cacco a Venezia.

L’omicidio. Era la notte fra il 15 e il 16 gennaio scorso quando Isabella è sparita dopo una serata in pizzeria con Freddy a Lion di Albignasego. «L’ho accompagnata in piazza Insurrezione a Padova, doveva incontrare un’amica» si era giustificato il camionista, con il fratello di Isabella e con la polizia. Tutto falso: dopo la cena, Freddy avrebbe raggiunto la villetta a Noventa in compagnia della donna: dentro casa, li aspettavano Debora e Manuela. Poi la mattanza: Isabella sarebbe stata colpita alla testa con una mazzetta e soffocata con un sacchetto. E il corpo? Sarebbe finito nel Brenta o chissà dove. A febbraio nel Brenta è morto anche un poliziotto-sommozzatore, Rosario Sanarico, che stava cercando un pezzo di verità.

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