Unismart, il Bo valorizza cinque nuovi brevetti

Lancio all’Orto Botanico per la società dell’ateneo che “vende” innovazione Dalla salute animale allo stoccaggio di energia: le idee a caccia di investitori

Cinque nuovi brevetti ed un primo contratto per Unismart, la nuova società dell’Università di Padova nata per esportare in azienda l’innovazione che nasce in ateneo.

L’obiettivo fondamentale è quello di trovare investitori e finanziatori, perché anche le migliori idee hanno bisogno di chi è disposto a crederci, e quindi a spendere per realizzarle. La società si rivolge soprattutto a banche, investitori ed enti interessati a supportare i progetti innovativi dei membri della community. Unismart è stata presentata a maggio scorso e in questi mesi ha acquisito uno staff e siglato il primo accordo con un’impresa, che è la Fischer Italia, fondata una trentina d’anni fa dal professor Klaus Fischer.

Il lancio della community, ieri sera all’Orto Botanico, segue infatti di poche settimane l’importante annuncio della chiusura di un contratto di ricerca con la multinazionale tedesca. «Unismart» sottolinea la direttrice, Laura Bano «parte alla grande, con un accordo di respiro internazionale. Ma è solo l’inizio. Alle aziende che sono qui oggi chiediamo di creare assieme un’alleanza strategica per una nuova potente prospettiva di sviluppo. Unismart è una community dedicata a tutte quelle imprese moderne ed ambiziose che credono nell’innovazione tecnologica come chiave per avere successo in un mercato sempre più globalizzato e competitivo».

«Vogliamo fare ancora più da tramite tra università e impresa» continua il professor Fabrizio Dughiero, prorettore al Trasferimento Tecnologico, «per capire cosa possiamo fare e per abituare gli associati a fare propria la cultura innovazione. Per promuovere la società stiamo organizzando eventi di networking, con cene e aperitivi, ma anche giornate di formazione e tavoli di innovation design. Noi siamo pronti: ora cerchiamo chi è disposto a lavorare con noi».

Quanto ai brevetti presentati ieri sono cinque in totale, e spaziano dalla salute animale allo stoccaggio dell’energia. Nel campo medico arrivano due brevetti firmati da Margherita Morpurgo e Giacomo Sturniolo. Insieme permettono di distinguere morbo di Chron e colite ulcerosa: due patologie di particolare rilevanza clinica, sia per la gravità dei sintomi sia l’ampia diffusione. In Italia ne soffrono circa 200mila persone e, negli ultimi dieci anni, l’incidenza è aumentata di venti volte. In alcuni casi, oggi, distinguere tra Chron e colite ulcerosa è quasi impossibile, e questo ritarda la giusta scelta della terapia.

È di Giuseppe Zagotto, invece, la scoperta degli attivatori di una particolare proteina (protein fosfatasi 2 A) che ha delle proprietà antitumorali. Altri due brevetti riguardano il fronte animale: l’invenzione di Francesco Argenton consiste in un dispositivo per nutrire migliaia di pesci, o altri animaletti da acquario, nello stesso momento. Nei laboratori possono esserci anche molte vasche, con numerosi pesci, e il cibo va somministrato in scrupolosa proporzione al numero di inquilini dell’acquario. Il dispositivo permette di nutrirli tutti, in poco tempo e con le debite dosi.

Ma i ricercatori di Agripolis pensano anche alla salute dei bovini: per loro è stato studiato, da Giorgio Marchesini, un metodo che permette di valutarne il benessere in base a parametri comportamentali e fisiologici. La certezza che gli animali stiano bene, per chi li alleva di mestiere, è necessaria anche per motivi economici: in un’azienda da 100 vacche da latte, in caso di acidosi ruminale, si possono perdere anche 16mila euro in un solo anno.

Infine, Alberto Benato propone un metodo del tutto nuovo per stoccare enormi quantità di energia: una soluzione che permetterebbe di evitare gli sprechi dovuto alla sovrapproduzione, con notevole risparmio economico.

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