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Il Comune non sarà parte civile contro l’ex sindaco

SANT’URBANO. È arrivata troppo tardi l’istanza di costituirsi parte civile. Così il Comune di Sant’Urbano non potrà presentare alcuna richiesta di risarcimento nell’ambito del processo contro l’ex...

SANT’URBANO. È arrivata troppo tardi l’istanza di costituirsi parte civile. Così il Comune di Sant’Urbano non potrà presentare alcuna richiesta di risarcimento nell’ambito del processo contro l’ex sindaco Dionisio Fiocco, 51 anni (difeso dall’avvocato Fabio Pinelli), e l'amministratore di Solaris srl Simone Pasquali, 46 di Teolo (difeso dagli avvocati Michele Godina e Giovanni Marchetti), chiamati a rispondere di concorso in peculato per la gestione dei fondi destinati alla forestazione dell ...

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SANT’URBANO. È arrivata troppo tardi l’istanza di costituirsi parte civile. Così il Comune di Sant’Urbano non potrà presentare alcuna richiesta di risarcimento nell’ambito del processo contro l’ex sindaco Dionisio Fiocco, 51 anni (difeso dall’avvocato Fabio Pinelli), e l'amministratore di Solaris srl Simone Pasquali, 46 di Teolo (difeso dagli avvocati Michele Godina e Giovanni Marchetti), chiamati a rispondere di concorso in peculato per la gestione dei fondi destinati alla forestazione della discarica Gea di Sant'Urbano che - secondo la procura padovana – sarebbero stati utilizzati per coprire i buchi di bilancio di Solaris e incrementare le disponibilità di cassa della società. Una società il cui capitale sociale era di proprietà dei Comuni di Sant'Urbano e Piacenza d'Adige. Fiocco è accusato pure di abuso d'ufficio. L’11 ottobre la prima udienza davanti al tribunale di Padova: la Regione Veneto (patrocinata dall’avvocato Sebastiano Tonon) si era costituita parte civile per chiedere i danni sia morali che patrimoniali. Del resto la vicenda era nota: nel 2014 era finita su tutti i giornali la notizia dell’avvio di un’inchiesta su quella che avrebbe dovuto essere la «foresta del Veneto», l’ex discarica, diventata una palude di fanghiglia giudiziaria. Ieri il legale del Comune ha consegnato ai giudici un articolo di giornale che riportava la notizia del processo avviato poco più di un mese fa. E ha spiegato che solo grazie alla stampa il Comune è venuto a conoscenza del procedimento. Inutile. La richiesta del Comune è stata bocciata perché fuori tempo massimo: «Il tribunale ritiene non tempestiva la remissione in termini» la decisione del collegio, «pertanto rigetta la richiesta di ammissione della costituzione di parte civile». Il processo proseguirà il 10 gennaio e il Comune resta escluso.

Cristina Genesin