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L’infanticida racconta tutto al giudice

Nell’udienza preliminare al Tribunale dei minori la deposizione della ragazza che partorì, uccise e sotterrò la neonata

di Carlo Bellotto
1 minuto di lettura

TREBASELEGHE. Si è aperto ieri il processo in abbreviato al tribunale per i Minorenni di Venezia per l’infanticidio commesso dalla diciassettenne (ora diventata maggiorenne) che sotterrò la bimba che aveva in grembo. Una udienza tesa e con tensione evidente. La ragazza, detenuta nel carcere di Pontremoli in Toscana, assistita dall’avvocato Carlo Macari ha parlato di fronte al gip Valeria Zancan. Ha raccontato quei terribili momenti quando ha abortito la bimba. Erano presenti anche alcuni addetti dei servizi sociali che la stanno seguendo e i suoi genitori. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 18 gennaio. Quella tragedia si era verificato tra il 17 e il 18 novembre 2015, si era procurata le pillole per interrompere quella gravidanza indesiderata. Verso mezzanotte e mezza la 17enne si era chiusa nel bagno di casa mentre i genitori dormivano. Aveva fatto tutto da sola: aveva espulso la bimba, tagliato il cordone ombelicale con una forbice e infine infierito sul corpicino con più di una decina di forbiciate. Quindi aveva chiamato il suo fidanzatino, che era ovviamente a conoscenza del suo stato interessante e assieme, avvolta la bimba in una maglietta prima e in un sacchetto di plastica poi, avevano sepolto il tutto in una buca sul terreno poco distante dalla casa di lei. L’indomani però era stata colpita da una emorragia: ad una amica aveva chiesto una tessera sanitaria, con la quale si era fatta ricoverare) e da una seconda si era fatta accompagnare all’ospedale di Camposampiero. Ora sono tutti nei guai: le due amiche E.Z., albanese 20enne, e D.N., 21 anni, entrambe residenti a Piombino, dovranno difendersi dall'accusa di false dichiarazioni sulle generalità della principale indagata, l’ex fidanzato S.A., 19enne originario di Zero Branco (Treviso), dovrà rispondere del reato di concorso in occultamento di cadavere. Per i tre complici è stato chiesto il processo dal procuratore aggiunto Valeria Sanzari. L’accusa più pesante è ovviamente per lei che sarà giudicata, come detto a Venezia, dovrà rispondere dei reati di omicidio aggravato dal rapporto di discendenza, occultamento di cadavere e false dichiarazioni sull'identità personale a un pubblico ufficiale.

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