«Flop nella comunicazione ma il Festival è promosso»

Il critico d’arte, direttore della rassegna, è abbastanza soddisfatto del risultato «Si potrebbero portare gli incontri culturali alla fiera delle auto d’epoca»

Ieri, penultimo giorno della prima edizione del “Festival Babele a Nord-Est”, il suo ideatore e curatore Vittorio Sgarbi ha tracciato un primo bilancio. Chiari e scuri in un’analisi, lucida e senza sconti, che fa presagire che se un seguito ci sarà, dovrà essere diverso. A partire dal contesto in cui inserire il Festival. Sgarbi, perfettamente consapevole che gli incontri proposti non hanno avuto riscontro di pubblico, immagina addirittura di organizzare le tavole rotonde fra scrittori e filosofi tra le auto d’epoca in Fiera. E si rammarica degli errori, dalla scorsa comunicazione al ritardo nel consegnare il programma.

Professore, può tracciare un consuntivo della rassegna al suo debutto?

«Mi pare che il mio ambizioso progetto sia stato colto più da una elite che non dalla massa. Del resto avevo avuto un’intuizione perfetta ma tardiva, ovvero di fare Babele dentro la fiera delle auto d’epoca. In ogni caso, l’unico a vincere e a perdere sono io. Con me c’erano mille persone, con gli ospiti scelti da me, 250. Sono rimasto molto stupito che con personaggi come Bertinotti o Moni Ovadia non ci fosse molto pubblico, in una serata dove la sinistra non è certo stata censurata. Stamattina (c’era la presentazione dei due libri del papà di Sgarbi, ndr) di pubblico ce n’era e sono certo ce ne sarà stasera con Taher Ben Jelloun».

Quali le cause di questo risultato?

«O c’è disinteresse per il trema, ovvero l’Islam, o la mancata capacità di attrattiva degli ospiti, ma anche la comunicazione limitata, il libretto di sala è arrivato solo ieri, a Festival iniziato. Per il resto, comunque, è stato un successo di critica e un riconoscimento della qualità degli interventi».

Potrebbe essere “cacciato”?

«Sono stato con i peggiori governi e sono stato cacciato da tantissimi incarichi, da sottosegretario, da assessore e sindaco, da commissario straordinario in Sicilia per Piazza Armerina. Se capitasse anche a Padova per “Babele” non mi darebbe sofferenza»

Qualcuno ha malignato ipotizzando una malattia “diplomatica” per la defezione di Gino Paoli.

«Non credo. A me è stato detto che non c’era Vecchioni ma Paoli, poi non so cosa sia successo. L’unica cosa che non ho capito è perché lui poteva costare dieci e gli altri solo uno».

Come replica alla polemica sui costi del Festival?

«Il costo vivo non può essere considerato un costo. Se devo far venire gli ospiti dovrò pur pagare loro il viaggio e il vitto. Sono spese inevitabili, non costi. Alcuni hanno chiesto un gettone di presenza, da 250 a mille euro massimo. Quattro giorni del Festival di Mantova costano 600 mila euro, qui arriviamo a 150 mila, forse con qualche sbavatura. Resto orgoglioso della qualità dei nomi portati. All’assessore Cavatton che era turbato ho suggerito di dire che la colpa è dell’Islam».

Al di là dei costi, non è che un certo tipo di pubblico, politicamente orientato a destra, è meno interessato alla cultura?

«Ma la destra non c’è a Babele. Solo il committente, il Comune, è di destra. Ieri parlavo con l’assistente di Lindo Ferretti e anche lui mi faceva notare che un Comune di sinistra non avrebbe mai tollerato un parterre di destra delle stesse proporzioni. Io ho avuto carta bianca e sono più amico di persone di sinistra che di destra. Se non ci fossi stato io non ci sarebbero stati né la sinistra né l’Islam a Babele».

In futuro percorrerete altre strade?

«No, si tratta solo di correggere il tiro su elementi di corredo, dalla comunicazione alla scelta dei luoghi. Vanno capite alcune dinamiche: ero certo che scrittori della tradizione veneta come Cibotto, Piovene, Neri Pozza avrebbero attirato un grande interesse, così non è stato. C’è un problema con i giovani, a cui non appartiene più nulla».

Cosa pensa del fatto che Renzi si sia platealmente dissociato dall’Unesco che ha attribuito la spianata di Gerusalemme solo agli Arabi?

«Mi fa piacere che un premier con molti limiti come Renzi abbia una posizione politicamente giusta. Non so se per amore di verità o per amore di Gerusalemme. In ogni caso rimango critico con l’Unesco, è inutile che anche Padova come tutte le città monumentali si metta in ginocchio di fronte un ente politicamente corretto ma in maniera orientata».

Cosa ne pensa delle colline del prosecco patrimonio dell’umanità?

«Assolutamente sì, come lo sono già le Langhe e Roero, ammesso che il simbolo dell’Unesco abbia un valore. La componente immateriale affascina di più oggi. L’Unesco promuoverà ancora molte aree geografiche e territori per le loro vocazioni e produzioni tipiche».

Referundum costituzionale del 4 dicembre, come si schiera Sgarbi?

«Michele Ainis con cui ho scritto “Costituzione e bellezza” si dice per il “ni”. Io invece sono per il “so”. Cioè so che vincerà il no. E non vado a votare, è un referendum grottesco che vuole trasformare una costituzione perfetta in un aborto».

Elezioni americane di novembre. Con chi sta?

«Riprendo la posizione espressa qualche giorno fa dal figlio di Sigmund Ginzberg: non sono per Clinton, che non significa che voterei Trump. Ma se vince Trump è un problema per l’America, se vince Clinton è un problema per il mondo».

(ha collaborato Elena Livieri)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

Tamberi medagliato: "Cari padovani, cari veneti, un pezzetto è anche vostro"

Frittata con farina di ceci e zucchine

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi