Manuela, il delitto e il bluff

L’imputata ha ricordato il rancore verso Isabella che lei e Debora cercavano di alimentare in Freddy

«A go colpìa co na massetta... a se ga’ cucià e meso na man so’ a facia... A go colpìa par da drio... Ghe go meso el sacheto in testa e a gò sofegà.... Ghe dixevo a Freddy: movate». Manuela Cacco ha ricordato in aula le parole pronunciate in dialetto da Debora Sorgato mentre quest’ultima raccontava la dinamica dell’omicidio di Isabella Noventa accaduto – nella notte compresa fra il 15 e il 16 gennaio – nell’intervallo tra le 23.12.28 e le 00.56.52, orario in cui il gps dell’Audi A6 di Freddy registrava prima l’arrivo nella villetta a Noventa, poi la partenza. La partenza del terzetto per la messinscena: la sfilata di Manuela, con addosso il piumino bianco della vittima, lungo le vie del centro storico di Padova e di nuovo il rientro a casa poco prima dell’1.30.

La pubblica accusa. Ieri terza e ultima giornata di interrogatorio per la Cacco, imputata di omicidio ma anche testimone chiave che inchioda sia l’ex amante Freddy Sorgato che l’ex amica (e sorella di lui) Debora. «Era un passaggio fondamentale» ha spiegato all’uscita dell’aula il pm Giorgio Falcone con riferimento al fatto che la deposizione è avvenuta secondo il meccanismo dell’incidente probatorio, «perché quando una vicenda è così intricata dalle passioni umane bisogna sottrarre la prova alla mutevolezza di queste passioni. E cristallizzarla, per avere una base scientifica su cui prendere le decisioni».

Cacco ha riconfermato le accuse ammettendo il bluff: lei e Debora “caricavano” Freddy di rancore verso Isabella anche con invenzioni.

Le difese. Ma i difensori dei due coimputati non credono alle parole di Manuela. L’avvocato Carlo Augenti ha cercato di contestare orari e percorsi di quella notte maledetta. Il penalista Giuseppe Pavan, difensore di Freddy con il collega Massimo Malipero, ha ammesso: «Avremmo preferito che la signora Cacco facesse le sue dichiarazioni di fronte ai giudici che, un domani, dovranno giudicare della responsabilità di Freddy». Poi insiste: «Tante le contraddizioni. E la confusione. Se ci sarà il processo, dovrà essere risentita perché non c’è stato un contraddittorio totale: l’inchiesta non è conclusa e non avevamo a disposizione per controesaminare tutti gli atti dell’indagine». E ha puntato l’indice sulla mancanza «di una ragione in forza della quale il nostro assistito avrebbe dovuto commettere il reato contestato». Quando si farà interrogare Freddy? «Dopo la chiusura delle indagini, è una buona regola».

È allora che il pm dovrà mettere a disposizione dei legali tutte le carte dell’indagine, cosa che finora non ha fatto.

Parte civile. Soddisfatto il legale Gian Mario Balduin (che tutela la famiglia della vittima): «La Cacco? Mai stata in difficoltà, ha sempre risposto in modo coerente». E le lettere d’amore per Freddy? «Professa di essere uscita dai lacci di questa relazione: sostiene che, in carcere, ha capito la realtà. Se sia la verità, lo sa solo lei».

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