Già cento imprese nel circuito Venetex

Viaggio alla scoperta della "moneta complementare": scambi arrivati a quota 60mila, ecco come funziona 

PADOVA. Più che virtuale o alternativa, la si può definire una moneta complementare. Più che un’operazione anti-euro, si deve immaginarla come una scossa per l’economia locale. Più che la creazione di un mercato alternativo, si può pensare a uno spazio aggiuntivo in cui fare affari. È il Venetex, il circuito di credito commerciale che tenta di replicare nella nostra regione lo straordinario successo del Sardex, che in Sardegna dal 2009 al 2015 ha generato scambi commerciali per 130 milioni, ai quali si aggiungono i 90 attesi per quest’anno, e che è utilizzato da 4 mila imprese sulle 90 mila dell’intera regione.

A sei mesi dal lancio - e dopo appena otto settimane di attività - il Venetex raggiungerà oggi il traguardo delle prime cento imprese aderenti, più una cinquantina di partite iva. Metà delle adesioni sono a Padova, le altre sono nel Vicentino, a Chioggia (dove l’altro ieri c’è stato il primo pagamento in Venetex al ristorante Alberto Capo), a Treviso, Montebelluna e nella Riviera del Brenta. Le transazioni superano già i 60 mila Venetex (e quindi euro, perché il valore è di 1:1) e la velocità con cui si sviluppa l’operazione autorizza a prevedere che a fine ottobre gli scambi avranno già toccato quota 100 mila Venetex, mentre le adesioni procedono al ritmo di una e mezzo al giorno.

Come funziona. La considerazione di partenza è che le aziende venete hanno una potenzialità di 100, ma la esprimono solo per il 69,5%. C’è, insomma, un 30,5% di forza non espressa. È tempo non utilizzato, è forza lavoro ferma, sono macchinari spenti, sono giornate senza ordinativi, produzione chiusa nei magazzini. Per contro c’è una esigenza di servizi e di investimenti e di prodotti che resta congelata, quasi sempre perché chi ha bisogno deve fare anche i conti con una mancanza di liquidità. Venetex crea un circuito in cui, grazie anche all’intermediazione di uno staff di esperti, domanda e offerta si incontrano. E attraverso un sistema di conti elettronici, gestiti tramite un’applicazione, si finanziano reciprocamente, pagandosi in Venetex e trasformando le loro potenzialità inespresse in valore reale e in ricchezza aggiuntiva con la quale finanziare parte delle proprie spese.

Un esempio. Un gommista deve riparare il tetto della sua officina, ma non ha liquidità sufficiente per avventurarsi nell’investimento. Chiede di entrare nel circuito Venetex, al quale viene ammesso perché i broker che lo gestiscono hanno già verificato un paio di presupposti importanti: nel circuito c’è una domanda di pneumatici non del tutto soddisfatta; il gommista in questione offre un servizio che ha un mercato reale. Così il gommista viene ammesso, gli viene assegnato un credito proporzionale alla potenzialità del suo servizio (per esempio 20 mila Venetex) con il quale può cominciare a spendere. Può quindi rivolgersi a un’impresa edile del circuito e farsi riparare il tetto. Il gommista paga in Venetex, in tempo reale, senza dilazioni. L’impresa edile incassa subito e può decidere di spendere quei crediti per pagare il commercialista aderente al circuito o per fare la spesa nel supermercato che accetta i Venetex. O ancora, per cambiare le gomme dei propri mezzi, dallo stesso gommista da cui ha incassato la moneta complementare. Tenere i Venetex fermi, invece non serve. Risparmiarli è inutile, non c’è interesse. Tant’è vero che la circolazione dei Venetex avviene con una rapidità di sei volte superiore a quella dell’euro.

I vantaggi. Le aziende che aderiscono accedono a un mercato aggiuntivo, che non toglie un euro all’attività esistente. I pagamenti sono sempre certi e immediati. Le imprese, con il loro ingresso, accedono a una linea di credito a interessi zero quanto mai preziosa, in tempi in cui le banche hanno chiuso i rubinetti. Ogni spesa in Venetex resta nel circuito, alimenta un’economia locale, di prossimità, e promette di “tornare” rapidamente a chi l’ha fatta.

I costi e le tasse. L’unica spesa a carico delle aziende o dei professionisti che aderiscono è un canone annuale commisurato al fatturato dell’impresa. Le tasse, invece, funzionano esattamente come per tutte le transazioni in euro.

Chi c’è dietro. Venetex nasce sulla scia di Sardex e ha come soci tredici imprenditori appartenenti a VeNetWork, rete specializzata nel rilancio di imprese. Tra loro Alberto Baban, vice presidente di Confindustria, e Lauro Buoro di Nice Group di Oderzo, più altri dieci soci e un consorzio Cooperativo.

Chi c’è dentro. La rete operativa è composta da sette persone, per lo più broker, nella sede di Padova, all’Arcella in via de Menabuoi, più due persone in Sardegna. Amministratore delegato è Francesco Fiore.

Chi c’è intorno. Due parole in più bisogna spenderle per Sardex, perché oggi quel progetto, sfociato in una Spa, è sostenuto da colossi come Innogest, Banca Sella e ha coinvolto anche Invitalia, che poi sarebbe il ministero dello Sviluppo economico. Il caso Sardex è studiato a livello mondiale, promette di essere esportato in altri paesi d’Europa ed è stato già replicato, prima che in Veneto, in altre nove regioni italiane (c’è il Piemex in Piemonte, il Tibex nel Lazio, il Marchex nelle Marche e così via). Complessivamente le transazioni fatte con la piattaforma digitale del Sardex - nelle sue varie declinazioni regionali - sono state 300 mila. I conti aperti in tutta Italia sono già 10 mila.

Gli sviluppi. Il progetto base prevede un’economia territoriale, ossia una rete di imprese vicine, quantomeno su scala regionale. Ma ci sono circuiti che nascono con limiti inevitabili. Per esempio, le imprese della Sardegna non possono comprare carta, perché in tutta l’isola una cartiera non c’è. Ecco allora che si può pensare all’apertura di un canale di scambio: la Sardegna offre, per esempio, pacchetti turistici ai veneti che possono portare carta aldilà del Tirreno.

Domande frequenti. È legale? Sì. Infatti c’è l’appoggio del ministero. E il governo vede di buon occhio un sistema che fa girare l’economia. Tutti possono aderire? No. Un’impresa che produce astronavi non avrà mercato e non sarà ammessa. E anche il ventesimo gommista rischia di squilibrare il mercato. Il circuito deve essere in equilibrio tra domanda e risposta attese. Si può usare un pagamento misto? Sì, soprattutto per grosse somme, è previsto che si paghi in forma mista, euro e Venetex.

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