«La spesa fatta con i Gap fa risparmiare 250 euro»

In via Palestro, ma anche in molti altri quartieri della città la gente fa la fila per lasciare la lista e ritirare i prodotti dei Gruppi di Acquisto Popolare

PALESTRO. Franco si avvicina al banchetto con la lista della spesa, è un veterano e lo si capisce dalla confidenza che ha con i volontari che gli imbustano latte, olio, passata, formaggio. Seduto c’è anche nonno Alvise, 80 anni compiuti: arriva, fa la spesa e poi si siede a chiacchierare finché i ragazzi di Rifondazione restano in via Palestro. Il via vai dei “clienti” è ininterrotto per le due ore che i Gap sono attivi. I Gap sono i Gruppi di acquisto popolare inventati tre anni fa da Daniela Ruffini, ex assessore e già presidente del Consiglio con Zanonato. Di strada ne hanno fatta parecchia: oggi sono a Montà (alla cooperativa Coralli di via Morandini), nel quartiere Palestro (di fronte alla farmacia comunale), a Mortise-Torre (alla casa del popolo Meri Rampazzo, in via Bajardi), all’Arcella (in via Duprè, di fronte alla biblioteca comunale) e alla Guizza-Voltabarozzo-Crocefisso (in via Sandelli e Pinelli, di fronte alla sala comunale). E dall’anno scorso è attivo anche il Gap di Verona. Il ritrovo è ogni quindici giorni e per comprare prodotti alimentari di alta qualità a prezzo solidale basta una tessera associativa che costa 50 centesimi e vale un anno intero. Le tessere registrate sono già 350 e sono per lo più di pensionati e famiglie padovane, poi c’è un 5% di famiglie straniere che si confondono con qualche studente universitario.

«Da quando faccio la spesa qui», racconta Stefano, 53 anni, disoccupato, «risparmio almeno 250 euro all’anno e sulla tavola ho grana, emmental, asiago, fondina, latte del territorio, pasta pugliese e passata di pomodori italiani».

«Ho tre figli e sono disoccupato», continua Adriano, «per me le 250-300 euro l’anno che risparmio, senza rinunciare alle cose buone, si traducono in un paio di scarpe per i ragazzi o un vestito in più». In questi giorni il gruppo sta coltivando i contatti con una cooperativa di Nicotera (Calabria) per comprare a buon prezzo l’olio extra vergine d’oliva prodotto nelle terre sequestrate alle mafie. «Se l’Amministrazione Bitonci avesse a cuore le persone in difficoltà darebbe spazi alla nostra iniziativa», afferma Ruffini, «questo è un impegno concreto che, se potenziato, avrebbe il potere di condizionare la grande distribuzione». La differenza la fanno loro, i volontari, che non caricano i prodotti delle spese e finisce che la pasta la vendono addirittura a 10 centesimi in meno di quello che la comprano; significa che 300 chili di patate e 250 chili di mele arrivano dal contadino (vero) di Cadoneghe ma la benzina non viene conteggiata; significa che a volte, per chi proprio a bisogno, si fa pure la spesa a domicilio. I prezzi possono essere visionnati al sito di Rifondazione: rifondazione.padova.it.

Elvira Scigliano

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