Sartori resta latitante Bocciata la richiesta di rimpatriare libero

L’ex gioielliere piovese è finito al centro dell’inchiesta Miami sul riciclaggio di danaro in investimenti immobiliari in Florida

ARZEGRANDE. Ivone Sartori resta latitante. Almeno finché non si costituirà, consegnandosi all’autorità giudiziaria italiana. Nessuna revoca del decreto che ha dichiarato la sua latitanza e che lo rende un “ricercato” per la Giustizia del nostro Paese. Lo ha deciso il gip padovano Cristina Cavaggion che ha bocciato l’istanza presentata dalla difesa. I motivi? Ivone Sartori, ex gioielliere di Arzergrande, è indagato per concorso in associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio continuato e al reinvestimento con l'aggravante della transnazionalità. Un riciclaggio di soldi in nero e soldi sporchi finiti in investimenti immobiliari nella metropoli della Florida affacciata sull’Atlantico, al riparo dal mirino del Fisco italiano. L’inchiesta è nota come “operazione Miami” ed è stata avviata dalla Guardia di Finanza mentre a coordinarla è il pubblico ministero padovano Benedetto Roberti. Il danaro “spedito” oltreoceano – è il sospetto – sarebbe proveniente dai reati di usura, estorsione ed evasione fiscale. E non sarebbe mai transitato nei conti correnti degli investitori.

All’alba del 5 febbraio 2015 il blitz delle Fiamme Gialle che avevano fatto scattare una serie di misure cautelari con perquisizioni anche per una decina di indagati in stato di libertà: liberi professionisti, commercianti e imprenditori, accusati di infedeli dichiarazioni dei redditi. Ma Sartori, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, era negli Usa. E dagli Usa non è più tornato per non rischiare di finire dietro le sbarre. Il giudice Cavaggion nel suo provvedimento ha precisato che Sartori non ha mai collaborato con gli investigatori. E neppure ha fornito qualche giustificazione per spiegare le contestazioni a lui rivolte. Da qui il diniego all’azzeramento della latitanza che avrebbe spianato la strada al suo rientro in Italia da uomo libero. Un anno e mezzo fa in carcere era finita la contabile del gruppo, mente dell'organizzazione, la ragioniera Elisabetta Mirti; agli arresti domiciliari, invece, Alberto Bullo, di Chioggia e Tommi Burato di Codevigo; era scattato il divieto di espatrio per il primario di otorinolaringoiatria a Piove Tito Sala, per la figlia Nicole Sartori, per la compagna Monica Donà di Arzergrande e per Walter Favaro di Padova. Misure restrittive che oggi non sono più valide: tutti i destinatari sono indagati in stato di libertà.

Secondo le risultanze dell’inchiesta Sartori avrebbe costituito una ventina di società "criptate" nel Delaware, stato degli Usa con una normativa permissiva, un vero paradiso fiscale. E attraverso quelle società gestirebbe delle palazzine in quartieri turistici di Miami comprate da investitori italiani. A far revocare il decreto di latitanza Sartori ci aveva già provato nel marzo 2015, per motivi di salute, in particolare un infarto di cui era stato vittima. Tuttavia il giudice aveva respinto l’istanza ritenendo che non fosse impossibilitato a prendere un volo aereo, durata del viaggio meno di 8 ore.

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