Dai rifiuti ai profughi, indagine sui conti di Ecofficina

Inchiesta della Finanza sui capitali della cooperativa che gestisce Bagnoli, Cona, Oderzo

PADOVA. I cittadini di Bagnoli di Sopra, che da mesi protestano per il centro accoglienza di San Siro, potrebbero addirittura aver contribuito ad aiutare Ecofficina a reperire le risorse per vincere il mega appalto.

È una sintesi estrema e perfino paradossale, ma delinea una direzione che gli investigatori della Guardia di Finanza di Padova non possono ignorare. C’è il dubbio che ci sia stata una certa osmosi tra le casse di Padova Tre e quelle di Ecofficina. I soldi versati dai 52 Comuni che aderiscono al Consorzio Padova Sud, che in molti casi sarebbero eccedenti rispetto al costo reale del servizio rifiuti, potrebbero essere stati utilizzati per rendere Ecofficina una cooperativa subito competitiva nel panorama veneto. E su questo non c’è dubbio, visto che gestisce le ex basi militari di Bagnoli di Sopra (Padova), Cona (Venezia) e Oderzo (Treviso), dove sono complessivamente alloggiati quasi duemila migranti. I militari delle Fiamme gialle, in questi giorni, stanno acquisendo i piani economico-finanziari dei 52 Comuni.

Si parte da qua, dai famosi piani che la società - ora guidata da Luca Mariotto, Carlo Daniele Tonazzo e Franco Quattromani - presenta ogni anno ai Comuni per la determinazione delle tariffe per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, dove spesso finiscono anche gestione del verde pubblico e dei cimiteri o la pulizia delle strade. Sono le tasse che ogni cittadino paga per avere in cambio alcuni servizi fondamentali. Molti Comuni dal 2013 in avanti si sono limitati a recepire i piani economico-finanziari inviati da Padova Tre senza controllare se effettivamente quei conteggi erano congrui.

Il problema è emerso in tutta la sua gravità nel momento in cui il Comune di Piove di Sacco ha deciso di verificare se c’era corrispondenza tra le tasse chieste ai cittadini e il costo del servizio offerto dalla società di cui è proprietario il Consorzio Padova Sud.

Padova Tre, all’epoca in cui Simone Borile ne era vice presidente, partecipa alla nascita di Ecofficina, uno dei tanti rivoli in cui si è dispersa l’attività della società. E ne esce nel novembre del 2014 quando la cooperativa-squalo piomba nel panorama dell’emergenza profughi con una forza devastante. Ha spazzato via tutte le concorrenti aggiudicandosi gli appalti più sostanziosi: un servizio pagato profumatamente dal Ministero dell’Interno, impegnato nell’accoglienza dei migranti sbarcati sulle coste della Sicilia.

Sono in molti a essersi chiesti da dove potevano arrivare tutti i capitali che hanno consentito a Ecofficina di reperire rapidamente materiali e forza lavoro. La coop guidata da Gaetano Battocchio, Sara Felpati, Luisa Betto e Simone Borile è diventata fin da subito un soggetto “affidabile” per gli apparati ministeriali.

E se quei soldi provenissero proprio dalla raccolta rifiuti? Se i capitali che hanno consentito a Ecofficina di affermarsi nel panorama veneto fossero i quattrini dei cittadini convinti di pagare la tassa sulla spazzatura? Se così fosse la coop avrebbe potuto saltare a piè pari la fase di startup, esercitando una concorrenza sleale nei confronti di tutte le altre realtà nate per affacciarsi nel mercato dell’accoglienza. Al momento si tratta solo un’ipotesi ma sicuramente gli investigatori delle Fiamme gialle, grazie l’indagine aperta dalla Procura a Padova, cercheranno di verificare questa sospetta commistione.

e.ferro@mattinopadova.it

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