Il racconto dei genitori di Giorgia: «Ci ha voluto vicini fino alla fine»

Mamma e papà della giovane guerriera sconfitta dal cancro ripercorrono gli ultimi giorni in ospedale: «È come se avesse aspettato il momento in cui tutta la famiglia era unita»

CASALSERUGO. Gli occhi sono lucidi e arrossati. I volti tirati e scavati dalle lacrime. Quelle che Giorgia mai aveva voluto vedere brillare nei loro occhi, neppure per un attimo. Neppure quando, tenendoli per mano, si aggrappava agli ultimi passi di un cammino che troppo presto si stava per interrompere. Eppure mamma Gigliola e papà Marino sentono di non essere rimasti soli. La loro amata Giorgia ha lasciato loro in eredità tutta l’energia e la voglia di vivere che l’avevano contraddistinta fin dai primi anni di vita.

VIA LEOPARDI. Nella casa di via Leopardi regna il silenzio, interrotto solo dall’abbaiare di Riki al suono del campanello della porta d’ingresso. Chissà se l’adorato cagnolino ha percepito qualcosa di quello che è accaduto, se ha fiutato le perdute coccole della sua padroncina. «Non c’è più molto da dire», esordisce papà Marino con un filo di voce e forse vorrebbe chiuderla così. Invece la storia di Giorgia è fatta di mille parole e sfumature che ha senso descrivere perché lasciano il segno sia in chi le racconta sia in chi le sente per la prima volta. «Non credo che Giorgia», dice, «si aspettasse che le sue frasi potessero avere tutta questa risonanza mediatica. Tanto meno noi. Ciò che scriveva sui social era una forma di sfogo del tutto personale, come se tenesse un vero e proprio diario».

TANTI MESSAGGI. In queste ore alla famiglia sono arrivati messaggi di affetto e vicinanza in tutte le forme, non solo da parenti e amici, ma anche da sconosciuti che dopo essere stati sfiorati dalla storia di Giorgia, non hanno potuto dimenticarla. «È riuscita a sensibilizzare e muovere le coscienze di tanti», continua Marino Libero, «che si sono in qualche modo resi più responsabili. Ci hanno detto che più di qualcuno, pensando a lei, si è iscritto ai registri dei donatori di midollo osseo e cellule staminali. Tanti giovani, visto che per farlo bisogna avere un’età tra i 18 e i 35 anni. È una cosa positiva che Giorgia ha lasciato a tutti, trovo che sia molto bello». Al fianco del marito, intorno al tavolo rotondo nel salottino di casa, arriva anche la moglie Gigliola. Vorrebbe trattenersi, contenere le parole, ma il pensiero della sua Giorgia è troppo forte. «La malattia», racconta, «non l’ha cambiata. Era una forza della natura già da piccola. Semmai in questi ventidue mesi questa sua energia è ulteriormente esplosa». La mamma racconta di una ragazza normale, con i suoi alti e bassi. Le piccole liti in età adolescenziali, le discussioni per i primi tatuaggi. Tutti dettagli che ora sono passati inevitabilmente in secondo piano. «Se c’è una cosa che mi resterà sempre di Giorgia», prosegue, «è il suo sorriso. Un sorriso che contagiava tutti e che ha avuto sino alla fine».

DORMIRE INSIEME. Gli ultimi giorni mamma e papà li hanno passati sempre all’ospedale. Giulia voleva che mangiassero con lei, dormissero con lei. Non voleva che si allontanassero un attimo. «Se mi scendeva una lacrima», svela, «ero costretta a dire che ero influenzata perché lei non voleva vederci tristi». Il sorriso di Giorgia era davvero contagioso, capace di aprire i cuori e lasciare il segno su tutti. In mano ha alcune righe scritte da un’infermiera su un foglio del ricettario di un ospedale. Un pensiero indirizzato a Giorgia per salutarla e ringraziarla per la gioia che sapeva regalare. «In tutti gli ospedali dove è entrata», dice ancora mamma Gigliola, «ha conquistato tutti, dai medici, al personale, agli altri pazienti.

ORGOGLIOSI. La dimostrazione ci è arrivata dalle tante richieste di informazioni sul suo stato e di saluti che nei mesi ci provenivano da tutte le parti. Aveva questa dote innata, non saprei dire da chi l’avesse ereditata». La madre vuole poi ricordare un altro lato del carattere della figlia che è evidente la rendesse orgogliosa di lei. «Era sempre riconoscente con tutti. Anche nei momenti più difficili e dolorosi, e sono stati tanti, sempre ringraziava i medici e gli infermieri. Sapeva dell'importanza degli altri e di come se ne può sempre avere bisogno. Oltre a questo lei era molto altruista. Si preoccupava sempre per me, il papà e il fratello Fabio per il quale aveva un incredibile senso di protezione. Si prodigava anche per gli altri pazienti cercando di trasmettere loro, delle volte anche con fermezza, la sua enorme voglia di vivere». Una forza incredibile come quella dimostrata una delle ultime volte che era a casa quando - nessuno riesce a spiegarsi come - è riuscita a salire in macchina per andare in farmacia a recuperare delle medicine per la mamma che non si sentiva bene.

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L'ULTIMA ATTESA. «È come se avesse calcolato tutto», conclude mamma Gigliola ripensando alle ultime settimane. È una donna forte Gigliola, ma la sua voce si fa flebile e roca: «È come se avesse aspettato che il papà, che lavora fuori Padova, fosse a casa per le ferie. Ci voleva tutti vicino a se, perché rimanessimo insieme fino alla fine. È stato così».

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