La Finanza indaga sui 30 milioni di buco

Fascicolo in Procura sulla società controllata dal Consorzio Pd Sud e sulle voragini nei suoi conti, sentiti i sindaci

ESTE. Aperto un fascicolo in Procura: su Padova Tre srl - la società pubblica che gestisce il servizio rifiuti controllata dal Consorzio Padova Sud (56 Comuni tra Bassa padovana e Piovese)- indaga la Guardia di finanza di Padova. Indagini a tutto campo. Sui piani economico finanziari che la società ha presentato ai Comuni per la determinazione delle tariffe, sulle differenze di gestione tra servizi resi e pagati che superano i trenta milioni di euro, ma anche su rimborsi spese ed emolumenti del consiglio di amministrazione revocato sabato. Fin’ora sulla spinosa questione di Padova Tre e Consorzio Padova Sud si era occupata la Corte dei conti che a maggio ha convocato una trentina di sindaci. Ma è da febbraio, da quando lo stesso cda di Padova Tre guidato da Nicola Ferro, Tiberio Businaro e Massimo Zanardo ha denunciato il “buco” milionario, che i finanzieri di Padova raccolgono elementi. Sono già stati sentiti alcuni sindaci, sia fra quelli aderenti al Consorzio sia fra quelli che non vi hanno aderito, e la Finanza ha chiesto copia di varia documentazione, in particolare dei piani economico finanziari redatti da Padova Tre e Consorzio Padova Sud e sottoposti ai Comuni per la determinazione di servizi e relativa tariffa per i rifiuti.

Il “buco” milionario. È la vera zavorra che pesa sul destino di Padova Tre srl. Una cifra che negli anni è andata aumentando, superando, ad oggi, i trenta milioni di euro. Di cosa si tratta? Differenze di gestione: servizi svolti da Padova Tre per conto dei Comuni, esorbitanti rispetto il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti, come la gestione del verde pubblico o dei cimiteri e la pulizia delle strade. Servizi che non sono stati pagati perché i costi non sono stati inseriti nei piani economico finanziari per la determinazione della Tari. Da capire se per un errore di chi ha steso i piani o se con lo scopo preciso di “favorire” qualche sindaco. Si dovrà valutare anche quali di questi servizi sono stati affidati direttamente a Padova Tre quando invece, se superavano i 40 mila euro di valore, sarebbero dovuti essere messi in gara. Il problema oggi, per la società, è dove reperire quelle risorse. Non si può chiederle ai Comuni i quali si sono attenuti ai piani finanziari redatti dalla stessa Padova Tre e dal Consorzio Padova Sud. Ad allargare la voragine nei conti anche le avventurose iniziative di Padova Tre che negli anni ha dato vita a una serie di partecipate (Elios Park, Tre Energia, Tre Informatica, Tre Consulting, di cui solo una parte dismesse) che hanno drenato ingenti risorse. Va da sè, creando anche nuove poltrone da occupare con relative prebende.

Controllori-controllati. Il “buco” si sarebbe generato quando nel cda di Padova Tre sedevano il presidente Stefano Chinaglia, il vicepresidente Simone Borile e il consigliere Egidio Vanzetto. Borile, all’epoca era anche presidente del Consorzio Padova Sud - nella doppia veste, quindi, di controllore e controllato - e nel 2015 ha trasferito, con il bilancio approvato dall’assemblea dei sindaci, parte dei debiti di Padova Tre sul Consorzio, ovvero sui Comuni. Operazione in cui entra in ballo il supporto tecnico del direttore generale del Consorzio Stefano Tromboni, uomo da 137 mila euro l’anno, pagati dai cittadini con le bollette dei rifiuti.

I Pef dei Comuni. La lente dei finanzieri sta spulciando i piani economico finanziari che Padova Tre e Consorzio hanno sottoposto ai Comuni. Perché sarebbero emersi, sia per gli anni passati ma anche per i piani approvati nei mesi scorsi, costi esorbitanti rispetto ai servizi resi o non meglio specificati e dietro ai quali potrebbe mascherarsi il tentativo di recupero delle differenze di gestione pregresse.

I costi del cda. Nel mirino della Guardia di finanza ci sono anche emolumenti e rimborsi spese dei componenti del consiglio di amministrazione appena revocato (Ferro, Businaro, Zanardo): un’altra partita ingarbugliata. I tre avrebbero infatti rinunciato all’indennità di carica come componenti del cda in forza di un parere legale che così suggeriva in quanto tutti e tre amministratori pubblici, ma avrebbero poi “compensato” con rimborsi spese per cui non esisterebbero pezze giustificative e addirittura con una assunzione come dirigenti da cui è stata fatta marcia indietro dopo la bocciatura da parte dei revisori dei conti.

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