Gli islamici in duomo, un segno di pace

L’imam Layachi e un gruppo di ragazzi oggi alla messa: «La nostra religione non ammette la violenza»

PADOVA. Una preghiera di pace per allontanare l’orrore, per scacciare i fantasmi di uno scontro fra religioni, per prendere le distanze, una volta di più, dai sospetti. Gli islamici marciano oggi verso tante chiese, in segno di solidarietà per l’uccisione di padre Jacques Hamel, sgozzato da due estremisti martedì scorso nella chiesetta di Saint-Etienne du Rouvray, a Rouen. Lo faranno in Francia, dove si annuncia una grande mobilitazione per una giornata di incontro interreligioso. E lo faranno anche in Italia, nel Veneto, dove già ieri l'imam di Vicenza Yahya Abd al-Ahad Zanolo, portavoce della Coreis, ha partecipato alla messa celebrata a Breganze dal vicario generale Lorenzo Zaupa, nella casa delle Suore Orsoline. Sarà così oggi anche in molte chiese della nostra provincia, in tutti i centri dove è presente una comunità islamica.

L'Imam del Veneto al duomo di Padova: "Noi vicini ai cristiani e contro la follia omicida"

A Padova l’incontro, concordato con la diocesi, è previsto per stamattina, in duomo, alla messa delle 10.30. Ci saranno Kamel Layachi, imam delle comunità slamiche del Veneto, e giovani musulmani scelti tra quelli che, insieme a Layachi, stanno facendo un cammino di formazione al dialogo con le altre religioni. «Andiamo a rappresentare la nostra vicinanza, la condanna per quanto accaduto e la solidarietà ai preti», dice Layachi. Prima della celebrazione della messa, la rappresentanza islamica avrà qualche minuto per testimoniare la propria posizione a proposito di quanto accaduto in Francia. «Poi parteciperemo anche alla celebrazione, almeno per una parte perché dobbiamo partire per un incontro a Trieste», annuncia l’imam.

Musulmani e cristiani in chiesa a Sant'Anna di Piove di Sacco

«Abbiamo chiesto a monsignor Paolo Doni la possibilità di dare un segnale forte alla città. E insieme abbiamo costruito questa iniziativa che mi sembra importante e anche bella». Ma non unica, chiarisce Layachi. «I rapporti tra rappresentanti di diverse religioni sono molto più frequenti di quanto non si immagini. Capita frequentemente di confrontarsi e anche di farsi visita. Io stesso qualche settimana fa sono stato ospite della sinagoga. Dedico tutto il mio tempo al dialogo interreligioso, al lavoro per l’apertura delle comunità, e in questo siamo coinvolgendo tanti ragazzi».

L’imam ha apprezzato le parole di papa Francesco e quel suo ribadire che non c’è nessuna guerra tra religioni. Semmai è una guerra e basta. «È una posizione che noi musulmani sosteniamo da sempre. Non è una guerra fra religioni e nemmeno tra religiosi. Qui ci sono in gioco soltanto denaro, potere, interessi materiali. E le religioni, non solo la nostra, non possono tollerare questa barbarie. Io per primo non sopporto che ci siano persone che compiono crimini così efferati strumentalizzando la mia religione. Per noi quello che è successo in Francia», conclude Layachi, è disumano e intollerabile e non esiste, nell’Islam, alcuna giustificazione ad un gesto così terribile. Perciò porteremo anche nelle chiese la nostra voce di condanna».

 

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