Tangenti alla Terme: "Inquinato l’intero ambito comunale"

Intervista al procuratore capo di Padova Matteo Stuccilli: «Imprenditori costretti a pagare, ma altri hanno corrotto»

PADOVA. Procuratore Matteo Stuccilli, a che punto siamo con l’inchiesta sulla “Tangentopoli delle Terme”?

«L’indagine è partita dall’accertamento di un fatto specifico (la tangente di 1000 euro incassata dall’ex assessore all’Ambiente di Montegrotto Ivano Marcolongo, che poi l’anno scorso ha patteggiato un anno e 5 mesi, ndr) e si è sviluppata a raggiera, investendo una pluralità di settori di intervento della pubblica amministrazione: andiamo dal verde pubblico a lavori di riqualificazione in materia ambientale, da interventi sull’illuminazione pubblica a gare di appalto riguardanti la manutenzione delle strade. In questo quadro così vasto lavoriamo nel senso di verificare se le indebite percezioni di somme di denaro, così come sono state accertate, non siano connotate eventualmente da caratteri di sistematicità».

Oltre ai due ex sindaci di Abano e Montegrotto, Luca Claudio e Massimo Bordin, e a dirigenti e funzionari coinvolti, ciò che impressiona, scorrendo l’ordinanza del gip, è il numero di imprenditori che hanno ammesso di aver pagato.

«Sotto quest’aspetto ci sono due profili e due tipi di filoni diversi. Ci sono imprenditori che, pur tenendo conto della misura cautelare che è stata disposta nei loro confronti, hanno subìto l’opera prevaricatrice del pubblico ufficiale, per cui ci muoviamo nell’ambito della cosiddetta concussione per induzione, e ci sono imprenditori invece che sembra, anzi risulta, abbiano operato e concordato con il pubblico ufficiale, agendo sostanzialmente su un piano paritario sotto il profilo della volontà».

Lei ha seguito negli anni Novanta diversi casi giudiziari a Padova e provincia in cui la corruzione era una costante. Da allora è cambiato il sistema oppure siamo sempre davanti allo stesso “modus operandi”?

«Il sistema della percezione non è cambiato, perché vediamo che riguarda sempre, per quanto attiene le modalità con cui viene messo in atto, o somme di denaro consegnate personalmente (addirittura con banconote nascoste in un quotidiano arrotolato, ndr) oppure soldi incassati dal pubblico ufficiale infedele attraverso il sistema delle fatturazioni per consulenze fittizie. Questo è il quadro generale. La diffusione della corruzione è sicuramente ampia, parlerei di fenomeno sistemico appunto, e tocca non soltanto chi è investito da funzioni di rappresentanza politica ma anche amministratori e dipendenti e funzionari pubblici».

Quanto può durare l’indagine e dove pensate vi possa portare?

«Questo è difficile dirlo. Diciamo che sin qui abbiamo acquisito elementi investigativi tali da farci ragionevolmente ritenere, e anche con un tasso elevato di probabilità, la possibilità di futuri sviluppi».

E qui il capo della Procura padovana si ferma, vincolato com’è al segreto istruttorio. L’impressione è che, con il quasi certo allargamento dell’inchiesta ad altri imprenditori, gli inquirenti vogliano arrivare a scoprire chi c’è al vertice del sistema. Qualcuno sopra gli stessi Claudio e Bordin, gangli fondamentali della struttura, ma in grado di tirare le fila di tutto. Si tratta di aspettare. Che chi di dovere parli e spieghi con dovizia dei particolari .

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