Centri estivi, due bambini rischiano di annegare

Nelle piscine di Conselve e Monselice. I genitori: «Poca sorveglianza, potevano morire». Sotto accusa le attività ricreative

MONSELICE. Due incidenti simultanei, nelle piscine di Conselve e Monselice, dove una bimba di quattro anni e un bimbo di cinque, hanno rischiato di annegare. Due tragedie sfiorate lunedì mattina ai centri estivi che si stanno svolgendo nei due impianti sportivi. E le mamme, la cui arrabbiatura è solo in parte mitigata dal “miracolo” che ha salvato i loro piccoli dalla morte, denunciano all’unisono lo stato di insicurezza in cui si svolgono le attività ricreative. Entrambi i bimbi sono stati rianimati a bordo piscina e quindi portati in ospedale a Schiavonia, dove sono rimasti ricoverati fino a martedì sera. Sia a Conselve che a Monselice sono intervenuti i carabinieri e ora le due famiglie stanno pensando di presentare denuncia.

L’incidente a Conselve. «Mia figlia ha rischiato di annegare, non si possono lasciare bimbi che non sanno nuotare in una piscina dove non toccano»: placa a fatica l’ira Daniela Ranzato mentre racconta quanto accaduto alla sua bimba di quattro anni al centro estivo nella piscina di Conselve organizzato da “Conselve Nuoto”. «Lunedì era il primo giorno per le mie due bambine (la seconda ha tre anni, ndr) e mi sono molto raccomandata con i responsabili». Alle 10.30 la bimba rischia di annegare. Il bagnino si è accorto di mia figlia che galleggiava a pancia in giù quando sono usciti tutti i bimbi dalla vasca e lei non la trovavano. Ringrazierò tutta la vita il bagnino che l’ha rianimata» dice Daniela Ranzato, «ma non posso permettere che una situazione simile possa ripetersi. Ci vuole responsabilità quando si ha a che fare con i bambini. Sono stati gli stessi responsabili della struttura a scusarsi, ammettendo che hanno avuto più iscritti del previsto e un numero non congruo di animatori. Un motivo in più» continua la mamma, «per evitare situazioni di pericolo». L’incidente è successo nella piscina esterna: «L’acqua arriva a 120 centimetri di altezza» fa notare Daniela Ranzato, mia figlia è alta un metro. Mi pare che ci sia stata quanto meno una grave superficialità da parte dei responsabili». La piccola, dopo essere stata rianimata sul posto, è stata portata in ambulanza all’ospedale di Schiavonia.

L’episodio di Monselice. Praticamente in simultanea l’incidente in piscina a Monselice: «Mio figlio» racconta Beatrice Caroti, «si trovava nella piscina dei piccoli, con l’acqua bassa, quando ha deciso di fare un tuffo su quella più grande, dove però non tocca. Un suo amichetto si è accorto che non riemergeva e ha cercato di tenerlo su chiamando aiuto. A quel punto è intervenuto il bagnino che l’ha tirato fuori dall’acqua». Al piccolo è stata praticata la respirazione bocca a bocca e il massaggio cardiaco, fino a quando si è ripreso. «Era privo di conoscenza, ha rischiato di morire» la disperazione della mamma, «pochi secondi ancora sott’acqua e l’avremo perso. Può anche essere che abbia avuto un malore quando si è tuffato» aggiunge la donna, «resta il fatto che non doveva andare sulla piscina dove non toccava. Dov’erano i responsabili? Come è potuto accadere? Si rendono conto che dei bambini non possono essere persi di vista in acqua? Mio figlio non sa nuotare e lo sanno perché ha iniziato solo al settimana scorsa le prime lezioni di nuoto. Il problema» accusa Beatrice Caroti, «è che accettano iscrizioni senza limiti ai centri e poi manca il personale per garantire un’adeguata sorveglianza. È inammissibile».

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