Chiude l’ex Prandina a luglio tutti a Bagnoli

A giorni il Prefetto firmerà il provvedimento per il trasloco. All’oscuro di tutto il sindaco della Bassa

PADOVA. Ex caserma Prandina, si chiude. Stop al centro di accoglienza nel cuore storico di Padova entro fine mese: dall’1 luglio tutti i richiedenti asilo (183 fino a sabato scorso) saranno trasferiti a Bagnoli.

Decisione non ancora resa pubblica e adottata lunedì sera al termina della riunione tecnica che si è svolta a Palazzo Santo Stefano, presenti il prefetto Patrizia Impresa, il questore Gianfranco Bernabei, un rappresentante del Comune di Padova oltre ai vertici delle forze dell’Ordine e a quelli di Ecofficina, la cooperativa che gestisce le due strutture destinate a ospitare i richiedenti asilo.

Il Centro di Bagnoli. La decisione è coperta dal massimo riserbo. Non a caso. Il sindaco di Bagnoli, Roberto Milan (in quota al centrosinistra), sarebbe all’oscuro di tutto e, ieri, risultava in missione a Bruxelles.

Una doccia fredda per il piccolo Comune della Bassa Padovana dove, con il passare dei mesi, le proteste si sono moltiplicate e il malessere è cresciuto per la presenza degli immigrati a San Siro: in quella frazione i profughi sono ospitati nell’ex base dell’Aeronautica in via Galilei chiusa alcuni anni fa, una serie di palazzine con gli alloggi riservati ai militari rimasti vuoti e ora occupati da oltre 275 migranti, tutti maschi dai 20 ai trent’anni o poco più, provenienti dall’Africa e dall’Asia. Base trasformata in Cas, Centro di accoglienza straordinario che può trovare realizzazione in un hub (struttura di smistamento con un turn-over continuo di ospiti, come appunto la Prandina e l’area di Bagnoli) o nel sistema dell’accoglienza diffusa (quando i richiedenti asilo sono ospitati in alberghi o in appartamenti presenti nel territorio).

Via allo smantellamento. Lo stop alla Prandina era nell’aria da tempo. In ogni occasione il Comune di Padova, capeggiato dal sindaco Bitonci, “spingeva” per la chiusura della struttura osteggiata fin dalla sua apertura.

E la dura presa di posizione del primo cittadino leghista sembra essere stata una della ragioni che hanno provocato lo smantellamento del centro ospitato in via Orsini a due passi dalle piazze, inserito in un contesto urbanistico che non può certo definirsi “popolare”. Lunedì mattina si sarebbe verificato un primo sopralluogo tecnico per il trasferimento a Bagnoli dei moduli abitativi (i containers): gli edifici dell’ex base di San Siro possono “reggere” l’accoglienza per al massimo 500 migranti.

Nell’ex caserma Prandina i primi cento profughi mettono piede nel luglio 2015 di fronte a un’ondata di arrivi di proporzioni crescenti. Viene allestita una tendopoli ma la soluzione temporanea (avrebbe dovuto restare un centro con pochi mesi di vita) è ben presto azzerata. E, attraverso proroghe successive adottate dal prefetto Impresa, il Cas Prandina diventa una realtà giustificata dal fatto che anche il Veneto (e di conseguenza la Provincia di Padova come le altre) deve assorbire una quota percentuale di richiedenti asilo assegnata alla Regione in proporzione agli abitanti (circa l’8 per cento rispetto agli arrivi). Così le presenze sono quasi triplicate.

Conferma istituzionale. Nessuna notizia ufficiale da Palazzo Santo Stefano. Tuttavia fonti prefettizie confermano che il prefetto Impresa dovrà pronunciarsi a breve, e in via ufficiale, sull’indicazione espressa lunedì dal tavolo tecnico, ovvero lo smantellamento della Prandina nell’ottica di «un’accoglienza diffusa», si precisa. Nessuna ragione politica, dunque. Sempre secondo la versione ufficiale, ci sarebbero molte case sfitte nel territorio della provincia dove sistemare i profughi. Ma, intanto, l’unica soluzione proposta è «tutti a Bagnoli».

Inchieste intorno alla Prandina. Nel gennaio scorso viene arrestato il ventenne nigeriano Eddisen Okurobu, detto Etinosa o Eddy, un migrante ospitato nell’ex caserma di via Orsini per tutto l’ottobre 2015, e poi trasferito a Bagnoli. Nei documenti ufficiali risultava un profugo, in realtà si è rivelato un trafficante di donne africane, arruolate con l'illusione di andare a lavorare nella ricca Europa, terrorizzate con riti vudù e minacce di morte ai familiari, costrette a prostituirsi appena giunte a destinazione. Il 20 settembre scorso era sbarcato in Sicilia con due ragazze nigeriane: una è scappata, l’altra ha raccontato la verità di quel viaggio ed è stata sottoposta a un programma di protezione dopo aver denunciato l’aguzzino che sarà giudicato con rito abbreviato il 27 ottobre.

Per conquistarsi la patente da rifugiato e ottenere la protezione internazionale, il ventenne aveva dichiarato di essere stato fra le vittime dell’attentato avvenuto ad Abuja, in Nigeria, il 14 aprile 2014, la strage nella stazione degli autobus provocata dagli integralisti di Boko Haram. Ma non era vero: le informazioni dichiarate alla commissione chiamata a decidere il suo status, le aveva raccolte in Internet. Nel frattempo sono stati indagati per truffa e falso, nell’ambito dell’aggiudicazione di un bando, due dirigenti di Ecofficina, la coop che sta gestendo altre strutture di accoglienza a Cona nel Veneziano, nel Trevigiano e a Vicenza.

Video del giorno

Nudo con una parrucca nella fontana delle Naiadi, polizia in acqua lo blocca lo arresta

Mousse alla nocciola e cioccolato, clementina e cardamomo

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi