Debora resta dietro le sbarre. il gip boccia la scarcerazione

Per il giudice non ha fornito alcuna spiegazione e restano in piedi i gravi indizi di colpevolezza. L’indagata aveva scritto nell’istanza al magistrato: «Sono innocente e voglio accudire mio figlio»

PADOVA. Resta in carcere Debora Sorgato.

Il gip Cristina Cavaggion ha bocciato l’istanza di scarcerazione che la 45enne – sospettata di essere l’esecutrice materiale dell’omicidio di Isabella Noventa a colpi di mazzetta – aveva presentato in prima persona (senza l’assistenza diretta dei difensori, gli avvocati Carlo Augenti e Roberto Morachiello). E lo ha fatto con un provvedimento che accoglie in pieno il parere negativo espresso dal pm Giorgio Falcone in merito tanto alla revoca quanto all’alleggerimento della misura cautelare (in quest’ultimo caso con la concessione degli arresti domiciliari a casa della madre).

Debora si era limitata a dichiarare di non essere responsabile della morte di Isabella: «Sono innocente e voglio accudire mio figlio» aveva scritto. Non basta per il gip Cavaggion che ha ribadito come la donna non abbia fornito alcuna spiegazione: non ha aggiunto alcun elemento per ricostruire la notte del delitto tra il 15 e il 16 gennaio scorso e non ha neppure contestato il racconto dell’ex amica Manuela Cacco, limitandosi a una generica affermazione di innocenza.

Basta per ottenere la scarcerazione? Non basta. Il giudice Cavaggion ha confermato che rimangono in piedi i cosiddetti «gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari» indicate nell’ordinanza di custodia cautelare che, il 18 febbraio scorso, aveva spedito in carcere Debora Sorgato con il fratello Freddy e Manuela Cacco per l’uccisione (premeditata) dell’impiegata 55enne di Albignasego.

Tra i gravi indizi, la messinscena attuata la notte del delitto (ovvero la sfilata della Cacco davanti alle telecamere nel centro storico di Padova, con addosso il piumino bianco di Isabella, per avvalorare l’ipotesi della scomparsa volontaria). Una messinscena realizzata dai tre indagati che «per la sua machiavellica costruzione» si legge nell’ordinanza di febbraio cui rimanda il provvedimento di rigetto della scarcerazione, «non può trovare alcuna spiegazione... se non in correlazione con l’uccisione volontaria e programmata di Isabella Noventa... L’articolata messinscena doveva fornire un alibi a chi aveva eseguito l’omicidio... Che si trattasse di un piano studiato a tavolino emerge dal fatto che le complici di Sorgato si siano trovate nel posto giusto al momento giusto per svolgere il proprio ruolo... senza che risultino contatti telefonici per orchestrare all’ultimo momento i loro movimenti». E per quanto riguarda le esigenze cautelari che ancora oggi impongono di tenere dietro le sbarre Debora, il giudice si richiama alla pericolosità sociale, alla capacità manipolatoria e alla spregiudicatezza della donna, ma anche al fatto che finora non è stato trovato il corpo della vittima. Ora alla Sorgato, detenuta da quasi quattro mesi nel carcere femminile di Montorio a Verona, non resta che proporre appello al tribunale del Riesame di Venezia.

Ha da tempo preso le distanze dai Sorgato la tabaccaia di Camponogara Manuela Cacco, ammettendo di aver partecipato solo alla messinscena. E di essere stata informata dell’omicidio dopo l’accaduto, appena arrivata nella villetta dell’amico-fidanzato Freddy a Noventa: a raccontarle ogni dettaglio sarebbe stata Debora. Ora la Cacco si prepara a chiedere la scarcerazione o, almeno, gli arresti domiciliari.

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