Inps, cassiere infedele ruba 157 mila euro

La procura chiede il processo per Stefano Nauva che ha confessato in una lettera al pm. E ora vuole risarcire il danno

PADOVA. Per due anni ha succhiato soldi dalle casse dell’Inps di Padova, impunemente.

Nessuno se n'è accorto. Forte della sua posizione di cassiere. E senza che nessuno si sia mai accorto di nulla. Poi, qualche richiesta di chiarimento arrivata all’Istituto di previdenza, avrebbe fatto scattare i controlli incrociati interni. Da qui i primi sospetti.

L'ammanco. Sospetti che diventano certezza quando si scopre che l’istituto padovano ha un ammanco di cassa di 157 mila euro. Una voragine provocata da un flusso costante di danaro pubblico trasferito nel conto bancario del cassiere, Stefano Nauva, 52enne residente a Battaglia Terme, da anni dipendente di fiducia dell’ente, finito sotto accusa per peculato continuato. Ovvero per aver sottratto quella consistente somma all’istituto con sede in piazza Insurrezione nell’arco di un biennio, a partire dal 19 ottobre 2012 fino al 7 agosto 2014.

Udienza preliminare. Martedì mattina l’udienza preliminare davanti al gup Domenica Gambardella, chiamata a pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio sollecitata dal pubblico ministero Maria D’Arpa che aveva coordinato l’indagine affidata alla squadra di polizia giudiziaria della procura specializzata in reati contro la Pubblica amministrazione. Caso tutt’altro che chiuso. La difesa ha chiesto e ottenuto un rinvio dell’udienza al prossimo 13 ottobre.

Il motivo? Semplice, è in corso una trattativa per il risarcimento del danno. L’Inps, infatti, si è costituita parte civile (affidando la propria tutela all’avvocato Aldo Tagliente). Da qui la mossa della difesa: chiudere il conto con l’istituto e, magari, pensare alla definizione del procedimento penale con un rito alternativo (patteggiamento o giudizio abbreviato) che, per legge, prevede lo sconto di un terzo della pena. Del resto, inchiodato dalle prove schiaccianti – in particolare le operazioni di storno dei soldi che sono state registrate, così come la creazione dei documenti di “copertura” per giustificare gli ammanchi di cassa – all’impiegato non è rimasto che confessare. E lo ha fatto, appena è stata formalizzata la chiusura dell’inchiesta, inviando una lettera al pubblico ministero per ammettere la propria responsabilità penale, anche se con poche e stringate righe.

Rubato senza remore. Eppure per due anni avrebbe rubato senza remore grazie a quell’incarico di «addetto al pagamento delle competenze ai liberi professionisti presso l’Ufficio legale dell’ente» come risulta dal capo d’imputazione. In pratica quando viene definita con sentenza una controversia civile, di regola le spese legali sono o compensate fra le parti (ognuno paga le proprie) oppure alla cosiddetta parte che soccombe, cioè chi perde, vengono addebitate tutte le spese.

Due volte al mese. Nauva, invece, attribuiva all’ente sempre e comunque il saldo delle spese, solo sulla “carta” naturalmente, benché l’istituto avesse vinto. Così un paio di volte al mese prelevava i soldi dalle casse dell’Inps (2.500, 3 mila euro alla volta) e li trasferiva sul suo conto corrente mentre, per giustificare quella fuoriuscita di danaro, trasmetteva una fattura ai legali di controparte. Ma un avvocato ha chiesto informazioni dopo la notifica di una fattura, visto che il suo cliente s’era visto addebitare 3.500 euro di spese legali in base alla pronuncia del giudice in una causa contro l’Inps. Fattura dalla quale risultava che l’ente aveva pagato: è stata la miccia che ha fatto saltare quel “gioco” quasi perfetto.

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