Bike sharing a Padova: quante magagne

Ruote sgonfie, selle dure, marce e pedali rovinati: viaggio tra le 28 postazioni alla scoperta delle condizioni del servizio. Rovinato dall'incuria

PADOVA. Se ti va bene ti accontenti di muoverti con la ruota un po' sgonfia, un cigolio di sottofondo, o i freni che stridono, se ti va male non si innesca la marcia giusta e devi pedalare come un forsennato fino a destinazione. A distanza di quasi tre anni l’incuria ha rovinato ciò che di più smart ed ecologico è stato messo a disposizione della città, ciò che ti permette di andare dalla periferia al centro, da nord a sud, da est a ovest, senza inquinare e anche senza spendere troppo: la bicicletta condivisa.

Bike sharing: bello ma.... quanti guasti!

BICI A NOLEGGIO Ogni giorno 2 mila padovani utilizzano il bike sharing per muoversi: studenti universitari in primis, ma anche chi è rimasto per un periodo senza patente, chi non ha un posto sicuro per lasciare la bicicletta, chi deve spostarsi in centro o nelle zone a traffico limitato, chi non ha voglia di sottostare ai vincoli di orari e tragitti dei mezzi pubblici.

VENTOTTO POSTAZIONI Nelle 28 postazioni, gestite dal luglio del 2013 da GoodBike Padova, si assiste quotidianamente, 24 ore su 24, a un via vai continuo delle 280 biciclette a disposizione, di cui 80 a pedalata assistita. Un ottimo servizio, vittima però di uno dei mali maggiormente diffusi: il poco rispetto per il bene pubblico. Se utilizzi il bike sharig ti devi accontentare. Puoi trovare la sella malandata, una ruota un po’ sgonfia, il fanale che non si accende, la manopola che manca. Puoi trovare anche di peggio, come le marce che non si innescano e che ti costringono a sfacchinare per tutto il percorso o la catena giù, che ti impedisce di utilizzare la bici, a meno che tu non abbia la voglia e il tempo di sistemarla prima di partire. Ecco un viaggio nel bike sharing.

GIORNO 1 Si parte dalla stazione di bike sharing del Duomo e si va verso gli ospedali. Dall’esterno le bici sono tutte molte rovinate, tra verniciature scrostate, selle malconce, plastiche e vetrini dei cambi rotti. All’andata, fino a via Gattamelata, non ci si ferma mai, il percorso fila liscio, si arriva a destinazione senza nessun problema. Il ritorno invece è più difficoltoso. Non appena si inizia a pedalare ci si accorge che la bici ha le ruote un po’ sgonfie, e subito dopo che il cambio non funziona bene. I pedali sono duri, si fa fatica ad andare avanti e poi c’è un fastidioso rumore di sottofondo che accompagna ogni pedalata. Per fortuna nella zona ci sono diverse stazioni e si può sostituire la bicicletta. Sono le 10 del mattino e in via Falloppio ci sono molte bici libere, tra cui una bianca, a pedalata assistita. In teoria si dovrebbe fare meno fatica, in pratica se becchi quella sbagliata ti stanchi molto di più. Questa ha la ruota anteriore sgonfia, è scattosa e ti fa perdere l’equilibrio a ogni giro di pedale dandoti un piccolo sussulto. Meglio sostituirla visto che c’è la possibilità, basta fermarsi alla stazione di in via Morgagni, poco distante e sempre in direzione del centro. Stavolta la bici funzione bene, il cambio è a posto in tutte e tre le marce. Unici problemi la manopola destra che lascia scoperto il manubrio e il freno della ruota posteriore che non funziona. 

GIORNO 2  Da piazza Antenore a Prato della Valle. Una giornata caratterizzata da problemi di cambi e marce. Appena presa la bici bisogna fermarsi alla fermata più vicina, quella di via Cesarotti, per una sostituzione. Il cambio scatta ad ogni marcia, ma la prima è lasca e non si sente per nulla la differenza con le altre due, che sono le più dure. Inoltre la guaina della manopola sinistra non è nella sua giusta posizione e l’impugnatura è scomoda. Cambio di bici e si arriva in Prato della Valle senza difficoltà, a parte il campanello che non suona in modo incisivo. Al ritorno però si ripresentano in modo ancor più evidente i problemi ai cambi delle biciclette. È necessario un pit stop a Pontecorvo e riviera Tito Livio prima di rientrare in piazza Antenore. La prima bici ha il cambio rigido, la seconda solo due marce e molto dure, fattore che crea non poco disagio dovendo percorrere il ponte di ponte Corvo. Con la terza si va meglio, nonostante abbia solo due marce almeno sono le più morbide.

GIORNO 3 Pendolari che vanno e vengono dalla stazione dei treni o delle corriere, studenti diretti agli istituti del lungo Piovego, professionisti che si muovono verso il tribunale, e lavoratori o visitatori che raggiungono la fiera. Le fermate di bike sharing della zona stazione, tribunale, via Venezia, Piovego, sono tra le più utilizzate, e anche tra quelle che restano più spesso sfornite si biciclette. Nonostante i tecnici di Goodbike quotidianamente si spostino con il furgone per ricollocare (oltre che aggiustare) le bici, il problema è evidente. La terza giornata è forse la più complicata tra marce che non vanno, catene che scendono e mancata disponibilità di mezzi. Dalla stazione al tribunale bisogna già sostituire la bici, il cambio è difettoso, oltre ad essere rotto esternamente come quasi tutti, ha dei filamenti di ferro che sporgono. Al tribunale, su 14 postazioni, c’è solo una bici libera. Il problema è che ha la catena giù e i pedali girano a vuoto. La bici della stazione non si può sostituire. Davanti alla fiera stesso problema: una sola bici disponibile su 14 postazioni e con il cambio che funziona solo con due velocità. Per arrivare alla stazione della Stanga è una piccola odissea, ma poi la situazione migliora e grazie a un nuovo cambio bici il tragitto fila liscio fino agli istituti del Piovego. Il ritorno verso il centro va meglio. Solo alla stazione dei Giardini dell'Arena c'è una bicicletta con la catena abbassata, ma per fortuna ce ne sono molte altre di utilizzabili. Si sostituisce e si fa ritorno in centro. 

GIORNO 4  Dalla fermata del Duomo a una delle fermate più lontane dal centro, quella di via Bembo, che si trova subito dopo il cavalcavia di corso Primo Maggio. Il problema questa volta sono i tempi. Per la prima mezzora il bike sharing è gratuito, poi si paga. Ma per arrivare in via Bembo, tra la bicicletta che ha solo una marcia, la prima, e che quindi costringe a tante pedalate per percorrere pochi metri, il traffico della mattina, una sosta di qualche minuto per rispondere al telefono, o riposarsi, alla fine ci si mette più di 30 minuti. E si paga. Al ritorno dunque è meglio prevedere qualche sosta con cambio di bici. Ci si ferma in via Facciolati, c’è solo una bicicletta disponibile e ha la catena giù. Bisogna proseguire fino a via Nazareth angolo via Sografi prima di sostituire la bici. Con l’unica bici libera, elettrica, si arriva infine in via Altinate, dove si registra che alle 12.05 non c'è neppure una bicicletta disponibile.

GIORNO 5 Il bike sharing notturno a Padova presenta gli stessi inconvenienti del giorno, più uno: i fanali delle biciclette per la maggior parte non funzionano. In via Falloppio su due biciclette libere a mezzanotte nessuna ha il fanale funzionante, lo stesso vale per l'unica bici di via Altinate, il fanale non va. Bisogna arrivare alla fermata del Duomo per trovare finalmente una bicicletta che illumini la strada e segnali la presenza del ciclista, in modo da muoversi in sicurezza. Il bike sharing e rende la città migliore ma il fatto che le bici siano “di tutti e di nessuno” le espone a comportamenti che mai un amante della bici adotterebbe col proprio mezzo. È ciò che succede con i sedili del treno, del bus, le carrozze del tram. È il povero, sempre maltrattato e indifeso bene comune.

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