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Social sotto accusa Lo psicologo «Isolano i ragazzi»

Miotti: «I sintomi del disagio vanno colti sul nascere Bisogna educare i giovani a entrare in sintonia con gli altri»

di Elena Livieri
2 minuti di lettura

PADOVA. «È un errore credere che si possa salvare sempre tutto. A volte l’equilibrio si rompe e bisogna intervenire con scelte difficili, drastiche»: Oscar Miotti, vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto ed esperto di tematiche adolescenziali, non fa sconti di fronte a un grave caso di bullismo quello accaduto nella scuola media del Piovese. «È evidente che se una ragazzina è finita all’ospedale, se soffre di anoressia e i medici contemplano fra le cause del suo malessere proprio gli atti di bullismo subiti a scuola, non si può credere di risolvere la cosa con tre giorni di sospensione. Non è sul piano della punizione che bisogna ragionare» sottolinea Miotti, «ma su quello dell’aiuto più adeguato che bisogna fornire a questo ragazzo per recuperarlo. Oltre che per le compagne che continuano a essere vessate, è un male anche per lui che non vengano presi provvedimenti ulteriori».

Secondo lo psicologo all’origine degli atteggiamenti da bullo c’ la mancanza di empatia verso l’altro: «Si tratta di atteggiamenti di prevaricazione con cui il ragazzo compensa i suoi problemi. Deve imparare a percepire la sofferenza dell’altro, bisogna indurlo a vestire i panni delle proprie vittime. Per questo serve una esperienza emotiva che però è sempre più difficile. Non a caso sempre di più, in maniera esponenziale, i casi di bullismo a scuola sono connessi con l’uso di smartphone e social network: viene a mancare il feedback immediato dell’altro, della sua sofferenza, non lo vedo e non mi confronto con il male che provoco». Il problema è anche il mare di solitudine in cui spesso navigano i ragazzi: «È grave che non riescano a chiedere in maniera istantanea aiuto, che a volte aspettino che la situazione sia ormai insostenibile per confidarsi con i genitori o gli stessi insegnanti. E anche da parte di questi spesso le risposte rischiano di non essere adeguate».

Nel caso specifico di quanto accaduto alla scuola media del Piovese, Oscar Miotti non ha dubbi: «Vanno certamente messi in atto provvedimento protettivi verso le vittime ed educativi per il persecutore. Dopo certi limiti, tuttavia, serve il coraggio di ammettere che la situazione non è gestibile. E in questo caso ritengo che i tre giorni di sospensione siano assolutamente insufficienti. Come si può chiedere a una ragazzina che sta settimane in ospedale per le vessazioni subite di tornare a sedere a pochi banchi di stanza dal compagno che l’ha offesa e umiliata? Chiederemmo mai a una donna di restare accanto al marito che l’ha picchiata?». Il problema, del resto, è che se da una parte i casi di bullismo aumentano sempre più, allo stesso tempo non aumenta la capacità di affrontarli: «I ragazzi devono essere educati all’empatia verso l’altro» incalza Miotti, «si credono universi isolati e i social network esaltano questa dimensione. Dobbiamo riportarli a confrontarsi con l’altro e le sue emozioni». Per lo specialista è fondamentale intervenire sul nascere dei problemi: «Proprio per questo» conferma Miotti, «ci stiamo battendo perché nelle scuole sia prevista la presenza di uno psicologo. Ci sono molti segnali che si possono cogliere per agire tempestivamente, alle prime avvisaglie, è importante che ogni forma di disagio dei ragazzi venga risolta sul nascere. La scuola non deve temere di affrontare i problemi e non si può più pensare di agire nell’emergenza. Come in questo caso» conclude lo psicologo, «si arriva tardi, quando la situazione è già fortemente e forse irrimediabilmente compromessa».

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