«Verde dica tutta la verità su Isabella»

L’avvocato Balduin attacca il maresciallo. È stata affidata la perizia sull’iPad di Debora. Ricerche sul lago, si inizia lunedì

PADOVA. «Il maresciallo Giuseppe Verde dica la verità, lui non può non sapere come sono andati i fatti in merito all’omicidio e alla sparizione della povera Isabella. Da uomo delle istituzioni e di legge qual è, deve parlare. La mia idea è che non abbia detto tutto quello che sapeva. Se ha sbagliato lo riconosca».

L’avvocato Gianmario Balduin, che tutela i Noventa, è convinto che la svolta alle indagini - almeno quelle legate al ritrovamento del corpo - sia legata alle rivelazioni del sottufficiale dell’Arma.

Il maresciallo Verde, compagno di Debora Sorgato, è indagato solo per violazione del segreto d'ufficio e accesso abusivo alla banca dati dal pm Giorgio Falcone che sta svolgendo l’inchiesta sull'omicidio di Isabella Noventa, ma non in merito all’omicidio e all’occultamento di cadavere di Isabella. Per quella notte inoltre ha un alibi di ferro: stava lavorando all’ufficio denunce del comando provinciale dell’Arma.

La convinzione dell’avvocato Balduin è che la sua compagna Debora, in carcere assieme al fratello Freddy e a Manuela Cacco, non gli possa non aver fatto delle confidenza sull’omicidio. Ma potrebbe trattarsi di una convinzione errata del legale, visto che Verde, interrogato come persona informata sui fatti, ha sempre negato di sapere alcunchè e di essere all’oscuro di tutto.

È emerso ieri che la perquisizione della settimana scorsa a Verde da parte della Mobile è stata effettuata nella sua abitazione e solo successivamente, visto quello che era stato trovato, si è spostata al suo posto di lavoro. I poliziotti hanno sequestrato della documentazione che dimostra che ha cercato informazioni nelle banche dati e si presume che abbia girato quelle notizie - riservate e alle quali aveva accesso solo per doveri d'ufficio - a qualcuno. Inoltre hanno trovato un iPad, che lui ha ammesso essere di Debora che è stato acquisito. È in corso una consulenza, affidata dalla procura al professor Ulrico Bardari dell’Università di Bologna (alla quale parteciperanno in contraddittorio le altre parti) che dovrà accertare se il computer della Apple possa contenere informazioni interessanti sull’omicidio di Isabella, o se siano state cancellate di recente.

Ieri mattina è salito al quarto piano della procura Paolo Noventa, il fratello di Isabella. È andato a parlare con il pubblico ministero. Uscendo il suo commento è stato laconico: «Non ci interessa nulla a quanto li condanneranno, ma ci stanno facendo morire, senza il corpo di Isabella viviamo nell’ansia». Nel frattempo inizieranno lunedì mattina le ricerche sul lago a ridosso del ponte Darwin a Padova Est. I vigili del fuoco useranno l’eco scandaglio e si immergeranno solo se lo strumento segnalerà la presenza di un qualcosa di sospetto sul fondo del lago, che in alcuni tratti pare essere profondo una decina di metri.

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