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I nuovi tram hanno cinque anni

I “rinforzi” per la flotta di BusItalia erano parcheggiati a L’Aquila e a Latina. Dubbi sulla loro efficienza

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Nuovi, nuovissimi, praticamente vecchi. I due tram appena sbarcati a Padova per rinforzare la flotta un po’ malconcia di Aps probabilmente hanno ancora il cellophane sui sedili ma dentro i sei convogli che li compongono dev’essere già svanito quell’inconfondibile odore di nuovo dei veicoli appena ritirati. Perché la realtà, omessa dall’azienda ma scoperta dai lavoratori attraverso un’indagine neppure troppo complessa, è che i due tram sono riciclati. Arrivano da L’Aquila e da Latina, dove sono rimasti fermi in deposito - mai utilizzati - per cinque anni. Erano i pilastri di due progetti di mobilità piuttosto simili tra loro, ed entrambi accantonati in modo clamoroso, con un dietrofront tipicamente italiano e il suo corollario di sprechi e polemiche. A un certo punto, qualche mese fa, da Mestre qualcuno si era interessato per averli, ma poi si era scoperto che non erano i Translohr adatti, essendo del modello STE3, quello a tre convogli, e non il modello STE4, che è stato scelto per Mestre e Venezia. E invece a tre convogli vanno benissimo per Padova, che ha deciso di investirci 4 milioni e mezzo (2 e 250 mila euro per ognuno), cifra parzialmente coperta con un contributo regionale proveniente da fondi europei  (2 milioni e 200 mila euro) e per il residuo direttamente da Aps, che li mette poi a disposizione di BusItalia Veneto con contratto d’affitto di 25 anni, così come avviene per gli altri sedici già in dotazione all’azienda. Il punto è che questi sedici sono un po’ malconci. Uno, fermo in un deposito alla Guizza, ormai è usato solo per i pezzi di ricambio, con una cannibalizzazione puntuale ma destinata inevitabilmente a finire. Altri hanno dato inconfondibili segnali di usura negli ultimi mesi, collezionando una serie di stop imprevisti da far impallidire i dirigenti dell’azienda. I sindacati dei lavoratori sostengono che sia colpa della scarsa manutenzione cui sono sottoposti, per effetto della politica di risparmi impostata dai dirigenti. E ci sono anche quelli che ora scommettono su qualche imprevisto anche per i due nuovi mezzi. Cinque anni in un parcheggio, per mezzi così sofisticati dal punto di vista elettronico, potrebbero aver fatto qualche danno. Lo sapranno presto i meccanici di BusItalia e lo sapremo presto anche noi: dopo il pre-esercizio di trenta giorni che precede l’entrata in servizio dei due mezzi, i tram cominceranno a circolare. E c’è da augurarsi che i padovani debbano rinunciare solo al profumo di nuovo e non all’efficienza dei due costosi siluri blu.(cric)

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