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Primo Maggio con i bus. Gli autisti: «Scioperiamo»

Comune e BusItalia stanno preparando un piano per far circolare anche il tram. Il servizio era sospeso da 35 anni. Ma i Cobas non ci stanno: i diritti non si toccano

di Felice Paduano
1 minuto di lettura

PADOVA. Tram e bus circolanti il Primo Maggio dopo 35 anni di stop. È il piano a cui stanno lavorando Comune e BusItalia per garantire il servizio (seppur ridotto) ai cittadini. Servizio tradizionalmente sospeso per tutta la giornata del Primo Maggio in base ad un vecchio accordo sindacale sottoscritto ai tempi dell’Acap da Cgil, Cisl ed Uil.

La conferma arriva direttamente dall’assessore comunale alla Mobilità: «È così», spiega Stefano Grigoletto, «Ci stiamo pensando e, in piena collaborazione con i dirigenti dell’azienda di Tpl guidata da Franco Ettore Viola e Ludovico Mazzarolli (55% Fs e 45% Comune, ndr), stiamo già mettendo in moto i meccanismi tecnici per garantire ai cittadini di ex Aps Holding il servizio, seppure non integrale. L’obiettivo è quello di non lasciare a piedi gli utenti, abbonati compresi, che vivono in città e nei paesi della cintura e delle Terme. D’altronde Padova è una delle pochissime città italiane medio-grandi, dove non circola un mezzo pubblico né il Primo maggio, né il 25 dicembre».

Immediata e durissima la risposta dei lavoratori e dei rappresentanti degli autisti. «Il Primo Maggio non si tocca», tuona Stefano Pieretti, coordinatore provinciale di Adl/Cobas, «Se alla vigilia della Festa del Lavoro arriverà agli autoferrotranvieri l’ordine di servizio per guidare il tram ed i bus anche domenica Primo Maggio, faremo sciopero. Anche se l’accordo sindacale su Primo maggio e sul Natale è stato sottoscritto molti anni fa, i diritti acquisiti e specialmente questo per la Festa dei Lavoratori, sono sacrosanti ed inviolabili. E poi dicono che gli iscritti ai Cobas ed a Sls sono ribelli. Ancora una volta BusItalia Veneto si schiera contro i dipendenti. Siamo davanti a scelte negative una dietro l’altra. Da alcuni giorni quattro nuovi autobus, costati circa un milione di euro, sono fermi in deposito solo perché l’azienda non dispone del tipo di ecodiesel adatto per farli circolare. Nel frattempo su alcune linee continuano a circolare mezzi pubblici che meriterebbero di andare in pensione subito».

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