Sorgato, 2 mesi di silenzio in cella e la tesi accusatoria scricchiola

Attesa per gli esiti delle consulenze sul piano terra della villa. L’indiscrezione: non c’è sangue. Mancano corpo e arma del delitto. Manuela potrebbe collaborare ancora per far trovare il cadavere

PADOVA. Il 16 febbraio scorso le vite di tre persone sono cambiate. Freddy Sorgato, la sorella Debora e l’amante Manuela Cacco sono stati arrestati con l’accusa di omicidio premeditato per la morta della segretaria cinquantacinquenne Isabella Noventa. Sono trascorsi due mesi esatti, le vite di Freddy e delle sue donne sono state analizzate senza tralasciare nulla ma i tasselli mancanti sono ancora molti. Mancano il cadavere e l’arma del delitto. Ma non solo. Freddy Sorgato dice di avere ucciso Isabella Noventa durante un gioco erotico, la sorella Debora non proferisce parola dal giorno dell’arresto e Manuela Cacco accusa Debora di essere l’esecutore materiale del delitto (dice che l’ha uccisa a colpi di mazzetta in testa).

Gli avvocati dei tre arrestati stanno attendendo con ansia che vengano depositati gli esiti delle consulenze scientifiche eseguite al piano terra della villa di via Sabbioni. Il fatto che non siano presenti tracce di sangue, come pare stando alle indiscrezioni, è un particolare importante. E contrasta con la confessione della Cacco. Una scena del delitto senza sangue è pesante da sostenere a processo.

Un altro passaggio atteso da Massimo Malipiero (difensore di Freddy Sorgato), Alessandro Menegazzo (difensore di Manuela Cacco) e Roberto Morachiello (legale di Debora Sorgato) è la chiusura delle indagini. Il reato di omicidio premeditato prevede circa un anno e mezzo di custodia cautelare. Chiaramente le posizioni dei tre sono distinte, di conseguenza ogni avvocato sta preparando la sua battaglia. Alessandro Menegazzo, già il mese prossimo, potrebbe chiedere una misura alternativa per Manuela. Sempre la tabaccaia di Camponogara (Venezia) potrebbe rendere nuove dichiarazioni agli inquirenti. «A bocce ferme potrebbe riuscire a ricordare particolari a cui inizialmente non aveva dato importanza» spiega il suo legale. «Magari anche sul luogo in cui è stato buttato il cadavere».

e.ferro@mattinopadova.it

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