Il bar di Manuela non andrà ai figli

E Paolo Noventa racconta: «Freddy mi mostrò una pistola»

La possibilità per uno dei figli di Manuela Cacco, la donna coinvolta con i fratelli Debora e Freddy Sorgato nell’omicidio di Isabella Noventa, di proseguire l’attività imprenditoriale della madre, e cioè il bar ricevitoria in via Arzerini, sono davvero poche. Se in un primo tempo le cose sembravano fattibili, ora invece non lo sono più. Questo, almeno è quanto emerso da un incontro che ha avuto ieri in carcere alla Giudecca la stessa Manuela con il suo avvocato difensore Alessandro Menegazzo.

«Oggi abbiamo presentato un’istanza ai Monopoli di Stato che hanno sospeso con l’arresto di Manuela la licenza da tabaccaia» spiega il legale, «per ottenere la trasmissione della stessa licenza alla figlia. In questo modo l’attività del bar ricevitoria potrebbe continuare. Ma le possibilità che questo succeda non sono purtroppo molte». Anche se i figli di Manuela volessero solamente riaprire il bar e non la ricevitoria legata ai Monopoli, sarebbe difficile: «Da quanto mi è stato spiegato dal commercialista» dice Menegazzo, «bisognerebbe che fosse murata addirittura la parte ora dedicata alla tabaccheria. Bisognerebbe fare un nuovo inventario alla guardia di finanza, insomma una procedura molto complicata e di difficile attuazione». Diversa invece la questione legata alle indagini penali sull’omicidio della segretaria. «Manuela anche oggi ha ribadito la sua volontà di collaborare con la giustizia» conferma l’avvocato Menegazzo, «credo che anche chi sta indagando si sia reso conto della sua buona fede». Manuela con questa linea ha ottenuto di fatto il trasferimento al carcere femminile della Giudecca a differenza di Debora detenuta ancora a Verona. La Cacco, poi, può parlare ogni giorno al telefono con genitori, figli e l’ex marito.

Intanto a Chi l’ha visto, Paolo Noventa ha raccontato come in un’occasione, quando ancora la sorella frequentava Freddy, lo stesso gli aveva detto che per difendersi dai ladri teneva una pistola regolarmente detenuta sotto il cuscino facendogli poi vedere l’arma.

Alessandro Abbadir

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