«Spazi insufficienti il S. Antonio non può ospitare Pediatria»

Parla Vescovo, presidente del Coordinamento dei primari «È il presidio territoriale per acuti: dove si porterebbero?»

Il Sant’Antonio non può ospitare Pediatria. Né per un breve periodo - quello necessario alla ristrutturazione della palazzina dell’Azienda - né tantomeno in via definitiva in vista della creazione dell’Ospedale della Mamma e del Bambino. Ne è convinto il dottor Giorgio Vescovo, presidente del Coordinamento dei primari e responsabile del reparto di Medicina del Sant’Antonio.

Dottor Vescovo, il presidio di via Facciolati è stato indicato da Azienda e Università come possibile sede di Pediatria in caso di trasloco dall’attuale palazzina. Secondo lei, che peraltro dirige un reparto chiave del Sant’Antonio inteso come “ospedale dei padovani”, è fattibile?

«La premessa è che Padova deve avere un Materno Infantile, ne ha bisogno da tempo. Farlo in via Facciolati significa però dover trovare una soluzione per il Sant’Antonio che è l’ospedale per acuti, strettamente connesso al territorio. A Medicina, negli ultimi due anni, c’è stato un aumento dei ricoveri del 40% e ci aspettiamo ulteriori incrementi. Questo perché c’è un cambiamento epidemiologico: c’è una popolazione di anziani, con patologie croniche che possono presentare episodi acuti e che devono pertanto essere trattati in un ospedale per acuti, come appunto siamo noi. Da dicembre ad oggi abbiamo avuto in Medicina il 130% di occupazione letti, con il ricorso a letti bis e con l’appoggio in altri reparti. Se arrivasse Pediatria dove si porterebbero questi pazienti? A 30-40 chilometri di distanza? Le funzioni del Sant’Antonio vanno mantenute a Padova. E poi: qui ci sono eccellenze cliniche non sostituibili, si pensi per esempio a Gastroenterologia oppure ad Oculistica. Infine: dovremmo chiudere e trasferire ambulatori e questo potrebbe incidere sulle liste d’attesa con il rischio di un loro allungamento».

E ospitare Pediatria per un tempo limitato, quello strettamente necessario alla ristrutturazione della palazzina?

«Prima ci vogliano lavori per attrezzare adeguatamente le stanze, destinate ad accogliere i bambini: si pensi per esempio alla necessità del bagno in camera. Quindi dovrebbe essere fatta una ristrutturazione anche qui».

Ma alcuni spazi ci sono: c’è il reparto che verrà lasciato libero da Lungodegenza visto che una gara dell’Usl 16 ha assegnato i letti all’esterno.

«Non mi risulta che attualmente ci siano aree libere e lo spostamento di Lungodegenza non ha ancora una data. Solo in area medica si contano 4 mila ricoveri all’anno, dove mettiamo i pazienti?».

Come può essere affrontata allora la “questione Pediatria”? In Azienda Ospedaliera non ci sono spazi e portare il reparto a Monselice non sembra, agli addetti ai lavori, una soluzione percorribile anche per la distanza.

«Serve un piano per la sanità padovana in cui venga definito chiaramente il ruolo che tutti gli attori devono avere. È necessario un piano di governo clinico. L’Ateneo è importantissimo perché fa ricerca, didattica, assistenza; occorre però un’integrazione con il territorio».

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