Giallo Noventa, l’ora dei riscontri per gli esami di laboratorio

In settimana atteso il rapporto definitivo sulle tracce biologiche che sarà consegnato in procura. Nuove verifiche sulla confessione resa agli investigatori da Manuela Cacco che appare credibile

PADOVA. Continueranno a stare in silenzio Freddy Sorgato e la sorella Debora? Un silenzio che appare più pesante di tante parole perché, anche se non c’è ancora la “prova regina” (il corpo del reato che è il cadavere della sfortunata Isabella Noventa), non mancano forti elementi indiziari in mano agli investigatori. Che, per la prossima settimana, si preparano a stringere il cerchio con l’obiettivo di accelerare un’inchiesta destinata a chiudersi prima dell’estate.

Esami di laboratorio. Il termine ormai è scaduto: in settimana è atteso il rapporto definitivo della professoressa Luciana Caenazzo, l’esperta genetico-forense dell’Istituto di medicina legale di Padova chiamata a esaminare le tracce biologiche trovate nella cucina della villetta della morte. Tracce che, fino a oggi, avrebbero escluso la presenza di sangue e Dna della vittima: l’incarico era stato assegnato il 29 febbraio (giorno in cui furono prelevati i campioni nell’abitazione di Noventa, in via Sabbioni 11) per una durata massima di 30 giorni. Si attendono pure i rilievi definitivi eseguiti nella seconda auto di Freddy (una vecchia Fiat Punto) e nella Polo Volkswagen di Debora.

Confessione e riscontri. È il 25 febbraio che la terza indagata per il delitto, la tabaccaia di Camponogara Manuela Cacco, inizia a collaborare con gli inquirenti fino all’interrogatorio del 7 marzo tradotto in un verbale secretato. Un verbale in cui racconta il film della tragica serata quando, arrivata nella villetta a mezzanotte e tre quarti, viene informata da Debora Sorgato dell’assassinio di Isabella Noventa. Assassinio compiuto da Debora: «Mi ero già accordata con Freddy sul da farsi e quella sera li stavo aspettando che tornassero dopo aver mangiato la pizza, nella villetta di mio fratello». Isabella fa il suo ingresso in casa tutta tranquillità tanto da sfilarsi il piumino bianco prima di sedersi in cucina. La ricostruzione dell’omicidio è frutto del racconto che Manuela, detenuta a Venezia, sostiene di aver raccolto da Debora, accanto a lei Freddy, presente anche durante l’omicidio. Anzi, di più: parte attiva nel delitto in quanto ha accompagnato l’indifesa amica in trappola verso la morte. Ora ogni frase della confessione di Manuela Cacco viene esaminata alla luce dei tabulati telefonici relativi ai recapiti utilizzati dai tre indagati. E alle immagini registrate dalle telecamere sia di Noventa che di Padova dove il terzetto inscenò la sfilata della finta Isabella (Manuela travestita con il piumino della vittima). Peraltro risulta confermato che la scheda sim intestata al padre di Manuela Cacco era stata da lei regalata a Freddy ben prima del delitto. Ecco perché la tabaccaia non l’aveva dichiarata nella propria disponibilità: eppure gli inquirenti, al momento del fermo, erano convinti che la donna avesse fatto delle “prove telefoniche” con Freddy, impiegando quella scheda, nel pomeriggio del 15 gennaio, poche ore prima del massacro di Isabella.

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