Omicidio Isabella, Manuela trasferita in carcere alla Giudecca

La tabaccaia collabora con la giustizia: "Arrivai in quella casa e mi accolsero Freddy e sua sorella, furono loro a dirmi che a uccidere era stata Debora"

PADOVA. Manuela Cacco è rinchiusa in una cella del carcere femminile La Giudecca di Venezia. Nel tardo pomeriggio di ieri l’atteso trasferimento: addio a Verona (si trovava a nella struttura penitenziaria femminile di Montorio, un piano sotto la cella dove è tuttora detenuta Debora Sorgato), e benvenuta a un passo da casa. Avvicinamento a sorpresa? Tutt’altro. La collaborazione, evidentemente suffragata da riscontri in mano agli inquirenti, sta dando qualche frutto se il pubblico ministero Giorgio Falcone ha espresso parere favorevole all’istanza per una misura cautelare meno pesante e afflittiva, com’è una detenzione in carcere non troppo lontana dagli affetti familiari. Istanza che il difensore della Cacco (l’avvocato veneziano Alessandro Menegazzo) aveva presentato nei giorni scorsi dopo l’interrogatorio del 7 marzo quando, in un botta e risposta durato un paio d’ore con i vertici investigativi (presente, oltre al magistrato, il dirigente della Squadra mobile Giorgio Di Munno), la donna aveva raccontato il “film” della tragica serata. E aveva confessato: «È stata Debora a uccidere Isabella a colpi di mazzetta». È davvero andata così? Certo è che il ritrovamento del corpo (grazie agli esami medico-legali) sarebbe la “cartina di tornasole” per confermare o meno la versione della tabaccaia di Camponogara.

In cella a Venezia. Erano giorni che Manuela Cacco attendeva il trasferimento: ieri la conferma durante un breve incontro con il legale di fiducia Menegazzo. A metà pomeriggio la partenza dal capoluogo scaligero dove resta detenuta la principale indiziata del delitto, Debora Sorgato.

La notte maledetta. «Appena sono entrata in casa ho saputo quello che era successo». Così 18 giorni fa Manuela Cacco racconta agli inquirenti il suo arrivo nella villetta di Freddy intorno alle mezzanotte e tre quarti del 16 gennaio. Per una mezz’ora ha guidato al volante della sua Polo lungo la rete di stradine che circondano la casa dell’amico da lei amatissimo. Con lui ha appuntamento per andare a ballare al Relax ma sa che, prima, l’uomo del suo cuore è a cena con Isabella. Solo un quarto d’ora prima dell’una varca l’ingresso dell’abitazione e viene accolta, a sorpresa, da Freddy e dalla sorella Debora. Va subito in bagno poi uno dei due, con un breve racconto, la informa del massacro. E dell’omicidio di Isabella avvenuto per mano di Debora nella cucina della casa; delle pulizie accurate; del corpo infilato in un sacco e gettato via, chissà dove. Infine la richiesta di Freddy che chiede a Manuela di indossare il piumino bianco della vittima per sfilare davanti alle telecamere del centro storico di Padova. Una messinscena ricostruita dalla Cacco in questura la sera del 15 febbraio, la notte in cui per i tre indagati sono scattate le manette.

La sorella. Altro che personaggio di secondo piano. Debora Sorgato, 44 anni, sorella minore di Freddy, appare come una personalità prepotente e manipolatrice. Una donna di ferro. Incrollabile. Fredda e determinata. «Non ho fatto del male alla signora Isabella Noventa» l’unica ammissione. Eppure la sua vita è costellata di morti e misteri. Il 25 settembre 1993 nella chiesa di Saonara sposa Giuseppe Berto: 5 anni insieme poi la separazione nel 1998 «Mio figlio mi disse “Non andiamo più d’accordo, ci dividiamo”» avevano ricordato i genitori dell’uomo, Marisa e Luigi Berto, ai microfoni di “Chi l’ha visto?” parlando della morte del figlio come di un «mistero... Ci hanno sempre detto che si è ucciso, ma non abbiamo mai avuto spiegazioni». È il 20 gennaio 2001 quando il corpo di Giuseppe, forse deceduto un anno prima, è trovato in un garage di Polegge (Vicenza): sospetto suicidio con il gas di scarico della sua auto. Da un anno risultava irreperibile. Nel 1998 Debora ha già iniziato la convivenza con Gianluca Ciurlanti, classe 1966, camionista con precedenti penali, noto truffatore. Dura poco: l’uomo muore in un incidente in moto il 30 agosto 2002. È lui il padre dell’unico figlio di Debora che incasserà un consistente risarcimento finito nelle mani della mamma. Nel 2008 l’ultimo compagno, il maresciallo dei carabinieri Giuseppe Verde: è nel suo appartamento che Debora ha nascosto un tesoretto di 124 mila euro e due pistole, scoperti dal sottufficiale che allerta subito gli inquirenti.

L’inchiesta. Ieri è stata depositata in procura la consulenza informatica affidata all’esperto della Polizia scientifica Ulrico Bardani, incaricato di esaminare il contenuto del pc e dei cellulari di Freddy, Debora e Manuela: da stamane il materiale è a disposizione dei difensori dei tre indagati.

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