Omicidio Noventa, perquisiti Debora e il compagno carabiniere

E' stato proprio il maresciallo a scoprire scatoloni sospetti e a rivelarlo ai superiori. Interrogata la Cacco: "Non so dove sia il corpo di Isabella"

PADOVA. Nel giorno dell’interrogatorio annullato per Freddy e Debora Sorgato, la terza componente del terzetto-killer, Manuela Cacco, ha parlato tra le lacrime con il pubblico ministero Giorgio Falcone e con il capo della Squadra mobile Giorgio Di Munno.

E lo ha fatto nel corso di un lungo colloquio che è stato secretato e (non a caso) è avvenuto solo alla presenza del magistrato, del dirigente della polizia e del difensore dell’indagata, l’avvocato Alessandro Menegazzo.

In contemporanea, gli inquirenti sono tornati nell’appartamento di Debora a Noventa Padovana in Vigonovese 200. E nell’abitazione del suo compagno, il maresciallo dei carabinieri G.V.: sarebbe stato il sottufficiale a sollecitare la perquisizione dopo aver scoperto scatoloni appartenenti a Debora di interesse investigativo nel suo alloggio. Un alloggio frequentato da Debora che, pur abitando nell’appartamento attiguo (il pianerottolo è lo stesso), là poteva usufruire di alcuni spazi a sua disposizione. La perquisizione nei due appartamenti è durata fino alla tarda serata.

Manuela Cacco

Perquisizione inaspettata. Lunedì pomeriggio gli uomini della Squadra mobile di Padova sono tornati in via Vigonovese 200 accompagnati da alcuni ufficiali del Comando provinciale dell’Arma. A colpo sicuro sono andati nell’alloggio del maresciallo dove lui stesso aveva trovato scatoloni con documenti che risulterebbero interessanti per l’inchiesta. Scatoloni di Debora. Che cosa contenevano? Lettere? Documenti contabili? Qualche oggetto particolare? Sono state prese in esame tutte le stanze e pare che sia stato trovato un numero di proiettili superiore a quello consentito d’ordinanza (due caricatori). Poi è stato svolto un altro controllo nell’appartamento della donna a conclusione della perquisizione del 24 febbraio scorso. Il militare, trasferito da compiti operativi agli uffici amministrativi della legione, al momento non risulta indagato.

Il faccia faccia. Tra le 15.20 e le 17.30, intanto, si è svolto il “colloquio” tra i vertici investigativi e la tabaccaia di Camponogara nel carcere femminile “Montorio” di Verona. Il racconto già fornito in questura la notte del fermo (il 18 febbraio), è stato arricchito da Manuela Cacco di tanti particolari. E di tante indicazioni per riempire la fascia oraria tra la mezzanotte inoltrata e l’1.30 del 16 gennaio, la notte dell’omicidio. Ancora (pare) nessuna informazione sul luogo dove possa trovarsi il corpo di Isabella («Non so dove sia... Non ho mai sentito discorsi in proposito»). Ma tante precisazioni per spiegare i numerosi passaggi a bordo della sua Polo nelle stradine intorno alla villetta di Freddy, situata a Noventa in via Sabbioni, tra le 00.16.19 e le 00.43.38: in quella fascia oraria l’auto della donna, proveniente da via Argine Sinistro, si era diretta verso il centro di Noventa, poi era tornata indietro verso Camin passando più volte sul ponte del Piovego sempre fotografata dalle telecamere e incrociando, in diverse occasioni, la Golf Volkswagen guidata da Debora Sorgato.

Ancora, altri particolari sono stati forniti sulla messinscena nel centro storico di Padova dove, scortata da Freddy prima di rincasare a bordo dell’auto di Debora, Manuela aveva indossato il piumino bianco di Isabella (già uccisa) per sfilare davanti alle telecamere: mappa di Padova sul tavolo, pm e capo della Mobile hanno chiesto conto di ogni metro percorso e di ogni faccia incrociata. «Ero in stato confusionale, non mi ricordo bene le strade di Padova che non conosco... Camminavo con il cappuccio sulla testa, non vedevo dove andare e ho sbattuto contro un uomo ubriaco» avrebbe detto. Poi la perdita dell’orientamento e la strada giusta presto ritrovata. Chi le aveva indicato il percorso? Freddy. «Mi aveva solo detto “fai un giro e mettiti questo”» ha ammesso Manuela. Ovvero il piumino sfilato al cadavere di Isabella: Manuela avrebbe indicato sulla piantina la via in cui l’aveva tolto per rimettersi il suo giubbino. Poi ha sostenuto di averlo riportato a casa di Freddy lasciandolo su una sedia. Alla domanda: «Dov’è il corpo di Isabella?», secca la risposta: «Non so, non l’ho mai visto». E ancora: «Mi sembra di essere dentro una bolla di sapone», in una situazione più grande di me». Infine una raccomandazione al suo legale: «Saluti i miei figli».

Il punto. Lunedì mattina, neanche mezz’ora prima dell’interrogatorio di Freddy Sorgato (previsto alle 11 nel carcere di Padova), il pm aveva annullato l’incontro. Così come aveva azzerato il faccia a faccia con la sorella. Secondo l’ipotesi investigativa, i due potrebbero essere gli autori materiali dell’assassinio di Isabella Noventa. Gli inquirenti non avrebbero nessuna intenzione di interrogarli, salvo che siano loro stessi a chiedere un incontro per parlare. Si apre una settimana importante: lunedì sono cominciati gli esami genetico-forensi sulle tracce biologiche trovate a casa di Freddy (in cucina, sia sul pavimento che su una parte) e quelli sul materiale informatico. Entro qualche giorno si attendono i primi esiti.
 

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