Una scuola per bimbi ciechi «L’integrazione è fallita»

«Dal prossimo anno scolastico, Padova avrà una scuola primaria per bambini ciechi»: è la promessa di Davide Cervellin, imprenditore padovano non vedente e socio della fondazione “Lucia Guderzo”,...

«Dal prossimo anno scolastico, Padova avrà una scuola primaria per bambini ciechi»: è la promessa di Davide Cervellin, imprenditore padovano non vedente e socio della fondazione “Lucia Guderzo”, impegnata a sostegno dei disabili. La scuola sarà attivata in tempi brevissimi: già quest’estate ci sarà una “summer school” di due settimane, durante la quale i bambini potranno sperimentare l’esperienza.

Poi, da settembre, via con i programmi. «Le teorie tutt’ora in voga» spiega l’imprenditore «sono bellissime, ma solo in teoria. Si parla molto di inclusione, ma la realtà dei fatti è che i bambini ciechi escono dalle scuole primarie senza saper né leggere né scrivere, perché i loro insegnanti non conoscono il braille, il sistema di scrittura e lettura a rilievo di cui domani (oggi, ndr) si celebra la giornata mondiale. Questo perché sul sostegno alla disabilità non si investe, ma anche che perché l’incidenza della cecità nei bambini è molto bassa, quindi è difficile trovare la felice coincidenza per cui, dove c’è un bimbo non vedente, c’è anche personale specializzato». La proposta è già ben strutturata: sia dal punto di vista giuridico (inizialmente verrebbe inquadrata come scuola parentale) sia dal punto di vista logistico e organizzativo.

«L’obiettivo» spiega ancora Cervellin «è garantire la formazione per i primi tre anni di scuola primaria: una volta acquisite le competenze necessarie, i bimbi potranno inserirsi nella scuola pubblica». Quanto all’ubicazione, sarà in prossimità del centro Civitas Vitae, alla Mandria, dove i bambini potrebbero usufruire di spazi verdi e attrezzature in possesso dell’Oic. «Sarà una scuola di stampo montessoriano» puntualizza Cervellin «aperta a tutti e non solo ai non vedenti, ma dove dare spazio al movimento e all’attività fisica».

Ci sarà ovviamente una retta, che nelle intenzioni non dovrebbe superare i 350 euro al mese. Il progetto, d’altra parte, ha incontrato la netta opposizione delle principali associazioni “di categoria”, a partire dall’Unione Ciechi del Veneto, guidata da Angelo Fiocco. Una bocciatura secca arriva anche da Laura Nota, docente di Psicologia dello sviluppo e delegata del rettore in materia di disabilità. «Dati incontrovertibili evidenziano che i bambini con menomazione visiva, se crescono insieme a bimbi diversi da loro, sono esposti a un potenziamento delle capacità, anche nella più sfavorevole delle condizioni di inserim. La complessità di stimoli in cui si trova il bambino è garante del suo sviluppo, e una soluzione non inclusiva potrebbe essere deleteria».

Silvia Quaranta

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