Il bullismo cresce nel silenzio e si alimenta dell’indifferenza degli adulti, consumando la vita

Nasce nella solitudine, in quel percorso emotivo e mentale che rende l’angoscia un non luogo e che fa trasformare le regole in tenaglie, che rendono l’azione superiore e preferibile a un ragionamento,...

Nasce nella solitudine, in quel percorso emotivo e mentale che rende l’angoscia un non luogo e che fa trasformare le regole in tenaglie, che rendono l’azione superiore e preferibile a un ragionamento, così si può diventare bulli, così umiliare e depredare la dignità. “Bullismo” è una di quelle definizioni che implica la sintesi, il pregiudizio e il giudizio, riguarda il mondo semplificato della crescita, soprattutto designa quel passaggio difficile tra l’infanzia e l’adolescenza che può disgregare. Il bullismo e il bullo vanno assieme, spesso è un gruppo, una tenaglia, un’avanguardia, un avamposto, un insieme spesso sparuto, disomogeneo, ma unito in un’unica azione: mostrare la propria esistenza, creare situazioni che ne riconoscano la dominanza e, soprattutto, mostrare la logica dell’iniziazione alla vita attraverso la violenza, l’aggressione, la sottomissione dei deboli. Il bullismo cresce e si alimenta nella disorganizzazione sociale, nelle utopie e nelle demagogie sulla crescita e i conflitti degli adolescenti, cresce nell’indifferenza degli adulti e nella sottovalutazione di operatori, istituzioni e insegnanti. Esiste la vittima e il gruppo carnefice, talvolta c’è anche il bullo solitario, di smisurato narcisismo, carico delle proprie illusioni e disillusioni. Il bullismo utilizza schemi tradizionali quali l’aggressività verso l’inerme, il ragazzo carico di buoni sentimenti, chi è insicuro sul proprio valore, per devastare e demolire e quindi legittimare una forza che nasconde la vera profonda fragilità. Oggi i bulli hanno a disposizione un altro terreno di lotta e di forza che sono i social network e tutto il mondo di internet e dintorni. Il bullismo provoca e delinea i profili da attaccare, sottomettere o distruggere, ma è sempre la solitudine dell’adolescente a creare quel potere magico, inesorabile e invisibile che trasforma ogni forma di bullismo in un pericoloso percorso di violenza talvolta irrisolvibile. Per un adolescente essere amato, riconosciuto, avere la possibilità di tante relazioni è vitale, indispensabile e spesso gli adulti, genitori e insegnanti, sottovalutano. Non solo, spesso non capiscono e rendono la vittima - nel sottolineare queste mancanze di relazioni - più frustrata e isolata perché incapace di corrispondere ai modelli vincenti che si basano proprio sull’accettazione del ruolo. Non ci sono colpevoli e ci sono fin troppi colpevoli, ma è fin dai primi anni di vita che un buon genitore prima, un insegnante poi, deve saper costruire percorsi solidali nella propria comunità con regole di rispetto verso l’altro senza deroghe e senza giustificazioni psicologiche perché i danni della violenza emotiva di un gruppo sono ferite che rimangono per sempre, consumate nell’intimità del proprio silenzio.

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