Bimbo ucciso a 6 anni da una banale influenza

Giovedì si era sentito male a scuola, domenica è stato ricoverato a Rovigo. Mercoledì è stato inutilmente rianimato per quasi un’ora. Aperta un’inchiesta

ANGUILLARA VENETA. Con le lacrime agli occhi e la disperazione dipinta sul viso, hanno cercato in tutti i modi di tenere in vita il bimbo di sei anni che si stava spegnendo fra le loro braccia. Non hanno trattenuto il pianto i medici e gli infermieri al capezzale di Giovanni Morello, il bimbo che per 45 minuti hanno cercato di rianimare e strappare alla morte. Tutto inutile. Il cuoricino di Giovanni si è fermato per sempre mercoledì 13 gennaio alle 10. I genitori erano accanto al loro figlioletto e hanno vissuto con il cuore in gola il susseguirsi degli eventi. Non si può accettare che un bambino perda la vita e ancor meno che muoia a sei anni apparentemente per un banale blocco intestinale che lo ha portato in arresto cardiaco.

Giovanni, che viveva con mamma e papà ad Anguillara Veneta ed era figlio unico, era sano, vivace, giocava a calcio e fino a giovedì scorso non si era ammalato nemmeno un giorno durante questo inverno. Ieri, all’ospedale di Rovigo dove era ricoverato da domenica, qualcuno azzardava che si potesse trattare di un caso di meningite, ma la smentita viene dallo stesso direttore generale dell’Usl 18 Antonio Compostella. «Mai come in questo caso l’autopsia sarà determinante» afferma il dirigente «a questa morte manca il perché ed è nostro dovere accertarlo il più presto per rispetto verso i genitori che stanno vivendo una tragedia enorme. Ci sentiamo di escludere nel modo più assoluto che si sia trattato di un caso di meningite».

Giovedì sta male in classe. Giovanni frequentava la prima elementare, aveva già imparato a leggere e ogni sera chiedeva alla nonna di poterle leggere qualcosa. Giovedì una maestra ha chiamato i genitori, il bimbo ha vomitato e non sta bene. In giornata finisce al pronto soccorso, ma non emerge nulla. Gli viene fatta una peretta per liberarlo dalle feci che si notano dall’ecografia nella parte alta dell’intestino.

Domenica il ricovero. Il bambino non migliora e mamma Tiziana e papà Federico decidono di tornare al pronto soccorso a Rovigo e quindi in Pediatria. Domenica viene ricoverato per una gastroenterite, ma nulla di preoccupante, l’ecografia è negativa per segni di occlusione, ha l’acetone ma pure questo non preoccupa, la febbre c’è ma è bassa. Nella notte tra martedì e ieri Giovanni vomita, viene trattato con una flebo alle 4 del mattino: non è grave, l’addome è trattabile, non particolarmente dolorante, cosa che avrebbe potuto far pensare a una peritonite o ad altre complicazioni. Alle 7 la palpazione all’addome diventa dolente, il bimbo peggiora. Viene sottoposto a radiografia ma non emerge alcuna perforazione. Improvvisamente diventa meno vigile, si prepara tutta l’équipe per l’intervento. Ma alle 9,30 il bimbo va in arresto cardiaco. Per 45 minuti i medici tentano la rianimazione. Inutilmente. La fibrillazione ventricolare finisce in asistolia: Giovanni non risponde alla rianimazione manuale (effettuata anche alla presenza del medico rianimatore che era stato chiamato per la possibile operazione e lo aveva già intubato) e nemmeno ai farmaci. Una situazione insolita, il perché della morte è un’incognita tutta da scoprire.

Inchiesta e autopsia. Il direttore generale Compostella ipotizza che l’esame necroscopico venga assegnato già oggi ed effettuato domani. L’esame è stato ordinato dal pm Davide Nalin della procura di Rovigo, che ha aperto un’inchiesta per accertare i motivi che hanno portato a una morte così improvvisa e inspiegabile. Ed è pure sollecitato dai medici pediatri che non si spiegano come un bambino, entrato in ospedale per una influenza intestinale, abbia potuto perdere la vita. Lo stesso direttore generale dell’Usl avrebbe voluto incontrare i genitori di Giovanni ieri pomeriggio per far sentire la sua vicinanza, ma quando è arrivato in reparto, erano già tornati straziati ad Anguillara. Rimanere ancora un minuto in più in ospedale avrebbe acuito il loro dolore. Ma ora vogliono capire. Vogliono sapere cosa abbia strappato in modo così repentino e inaspettato il piccolo Giovanni al loro abbraccio. La verità la vogliono sapere anche i medici e tutto il personale del reparto di Pediatria. Ieri, comprensibilmente, nessuno aveva voglia di parlare, tutti erano sotto choc. E nel casale di via Mazzini dove abita la famiglia Morello si respirava un clima irreale. I genitori erano chiusi nel loro dolore atroce e a far da filtro alle molte persone che venivano a dare una parola di conforto c’erano i nonni, che vivono nella porzione di casa a fianco. Increduli che il loro Giovanni, che tutte le sere andava a salutarli, non ci fosse più.

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