Alta velocità, Rfi dice no a San Lazzaro

Studio di pre-fattibilità pronto, la società delle Ferrovie: «La scelta oggi è quella di potenziare la stazione esistente»

PADOVA. Il binario che porta alla costruzione della stazione alta velocità a San Lazzaro è decisamente in salita se non già interrotto. A poco più di un anno dalla firma del protocollo d’intesa tra Comune, Camera di commercio, Regione e Confindustria per la realizzazione di uno studio di pre-fattibilità sulla realizzazione di una seconda stazione cittadina per i treni veloci, Rete ferroviaria italiana (Rfi) – società che si occupa della gestione dell’infrastruttura ferroviaria, controllata al 100% da Ferrovie – gela gli entusiasmi. «Sarà potenziata la stazione attuale, così come previsto dal nostro piano investimenti. Abbiamo avuto modo di analizzare lo studio di pre-fattibilità ma in questo momento la scelta rimane quella di investire sull’attuale stazione» fanno sapere da Rfi.

La progettazione. Lo studio di pre-fattibilità è pronto. A oggi, però, ancora non c’è stata una presentazione ufficiale. Questo perché, come noto, l’area sulla quale si sta ragionando per la stazione dell’alta velocità corrisponde a quella presa in considerazione per il nuovo ospedale. A breve, ovvero il 26 prossimo, il comitato di coordinamento sul nuovo policlinico dovrebbe indicare in via definitiva l’area sulla quale la Regione intende realizzare il nuovo ospedale ed è per questo che, fino ad allora, il Comune ha deciso di congelare il dossier alta velocità. La necessità tecnica è ovviamente quella di verificare la compatibilità dei due progetti. È evidente che l’impronta sul terreno del progetto del nuovo ospedale potrebbe, infatti, “toccare” quella della stazione dell’alta velocità. Si tratta di mettere insieme i due progetti e, quindi, verificare se le tessere dei due puzzle sono compatibili.

I contatti. Nel frattempo, però, il Comune (capofila del protocollo d’intesa sul progetto della stazione dell’alta velocità a San Lazzaro) ha avviato dei contatti con Rfi. Il confronto (più incontri informali) ha toccato i punti qualificanti dell’idea padovana. Ovvero la previsione di confermare tutti i servizi di Padova centrale portando a San Lazzaro la fermata dei treni ad alta velocità (Frecce Trenitalia e Italo Ntv) più quella dei treni legati al servizio Sfmr, il metrò regionale di superficie. Questo perché con lo spostamento della fermata Sfmr da Ponte di Brenta a Busa di Vigonza ci sarebbe lo spazio per continuare a prevedere a San Lazzaro (così come stabilito dalla pianificazione territoriale regionale) la stazione del metrò regionale. Nell’idea progettuale i treni ad alta velocità continuerebbero ad attraversare la stazione centrale per poi raggiungere il nuovo hub ferroviario di San Lazzaro. È poi contemplato un collegamento tra le due stazioni tramite trasporto pubblico locale: tram o filobus tra le ipotesi.

Le osservazioni. Dal confronto con Rfi è emersa, anzitutto, la condizione sulla base della quale la società controllata dal gruppo Ferrovie sarebbe pronta a valutare l’investimento su San Lazzaro e, quindi, lo spostamento dell’utenza alta velocità sulla nuova stazione. Ovvero un ampio bacino di viaggiatori affari, quelli che si muove in treno per motivi di lavoro. Con ogni evidenza, infatti, pur trattandosi di coprire una distanza di circa tre chilometri da San Lazzaro alla stazione centrale è inutile sottolineare come chi si sposta con i treni veloci per turismo preferisca arrivare in centro città. Ma oltre a mettere in guardia i progettisti incaricati dal Comune, su questo aspetto, Rfi ha detto che l’interesse della società è valorizzare la stazione esistente. Posizione che, dicono da Rfi, viene ribadita: «La pre-fattibilità è stata analizzata ma in questo momento la scelta rimane quella di investire sulla stazione esistente».

Rfi e le risorse stanziate. La stazione di Padova – come quelle di Verona e Mestre – rientra nella pianificazione (ed eventualmente nel finanziamento) dei “nodi urbani”. Un capitolo che quanto a stanziamenti vede a oggi qualche segnale di attività solamente a Verona.

m.marian@mattinopadova.it

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