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Legnaro, don Lucio ammette le spese pazze

L’ex parroco interrogato dal pm Dini ha ammesso l’uso disinvolto di 252.827 euro lasciati in eredità alla parrocchia

di Cristina Genesin
2 minuti di lettura

LEGNARO. Un’ora di faccia a faccia con il magistrato che lo ha messo sotto inchiesta per spiegare, chiarire e, soprattutto, ricostruire quei prelievi seriali di soldi che non erano suoi, ma solo affidati in fiducia alla sua gestione nella sua veste di parroco. Soldi di un’eredità del valore di ben 14 milioni di euro, lasciati dal farmacista del paese Franco Focherini alla Caritas parrocchiale che, al contrario, don Lucio Sinigaglia, 57enne originario dell’Estense, fino al 4 dicembre scorso parroco della chiesa di San Michele Arcangelo a Legnaro, ha consumato senza alcun problema per fini personali. In totale, 252.827 euro.

Altroché carità cristiana: la moto comprata per suo capriccio, la macchina per l’amico, l’intervento per la mamma con ricovero nelle stanze ospedaliere dozzinanti, cene e pranzi in ristoranti con splendide mangiate di pesce innaffiato da buoni calici di vino e vacanze sempre in compagnia dell’amico di turno. Assistito dal difensore di fiducia (l’avvocato Geremia Ceretta), non si è sottratto all’interrogatorio don Lucio, indagato per appropriazione indebita, quando è stato convocato in procura al quarto piano del Palazzo di giustizia dal pubblico ministero padovano Sergio Dini, titolare dell’inchiesta di cui è protagonista. E ha ricostruito nel dettaglio, senza alcuna commozione e senza lacrime, ogni operazione che gli è stata contestata, collaborando con gli inquirenti probabilmente anche in vista di una possibile soluzione della sua vicenda con un rito alternativo (patteggiamento o giudizio abbreviato) per evitare il processo (con pubblico dibattimento) e magari incassare lo sconto di un terzo dell’eventuale pena (previsto, per legge, nel caso sia scelto un rito alternativo).

Il sacerdote (sospeso come parroco per decisione del vescovo) ha confermato di aver sborsato circa 5.800 euro per un intervento alle gambe della madre; ha ammesso l’acquisto della Clio Renault regalata a un giovane sacerdote amico come della moto Bmw 120 Gs costata 15.300 euro destinata a lui stesso; le migliaia di euro spese in ristoranti (tra cui, 280 euro spesi in quattro in un locale di Dolo, 206 in un altro di Legnaro, 135 in una trattoria di Arezzo e 129 in un'altra ancora di San Martino di Castrozza), in negozi di articoli sportivi (in particolare un negozio a Saonara), nelle vacanze in montagna e in Sicilia con l’amico prete. Poi ha confermato i 2.669 euro lasciati all'Ikea, i 269 in un negozio di telefonia di Piove di Sacco, gli 850 euro spesi in articoli religiosi in un negozio di via del Santo a Padova.

E ancora ha confessato le spese pazze per la ristrutturazione della canonica rimessa a nuovo con la creazione cinque camere da letto, tre bagni di cui uno dotato di idromassaggio e una palestra attrezzata per un costo di 300 mila euro. Don Lucio aveva accesso alla “Private Banking” dell'agenzia di via Garibaldi a Legnaro della Cassa di risparmio del Veneto: alcune stanze al primo piano dell’istituto sono riservate ai clienti eccellenti. Era lì che si recava per prelevare, facendosi rilasciare spesso assegni circolari (per 233.600 euro complessivi), nella maggior parte dei casi intestati alla parrocchia, poi depositava nel conto bancario della parrocchia stessa i soldi erogati. In altri casi prelevava direttamente allo sportello bancomat per spese meno consistenti. Nessun tentativo da parte sua di giustificare la sua condotta.

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