Staccato il mignolo alla statua di Uberto Pallavicino, che regge le luminarie

Lettera alla Soprintendenza: «Salvaguardiamo il nostro Prato dai vandali». La statua usata per sorreggere le luminarie

PADOVA. Ci vuole un bel tot di incosciente fantasia per usare come ancoraggio dei cordami a sostegno delle luminarie, le delicate statue dell’Isola Memmia. E nemmeno il robusto basamento ma i sottili polsi del prode capitano di ventura Uberto Pallavicino, e pure del suo vicino di piedistallo Filippo Salviati, allievo di Galileo.

Ma a far arrabbiare un gruppo di padovani è altro: un mignolo mancante del primo. La scoperta e la subitanea pubblica denuncia del fattaccio è dei gestori del gruppo “Padova ieri oggi domani” che su Facebook pubblica una grande mole di prezioso materiale storico e fotografie, e raggruppa 5.700 membri. L’altro ieri sulla pagina Fb è comparsa la lettera che il gruppo ha peraltro già inviato alla Soprintendenza alle Belle Arti. Un messaggio conciso e significativo. «Spettabile Soprintendenza alle Belle Arti di Padova. Con grande stupore abbiamo constatato il recente danneggiamento di una statua del Prato della Valle, esattamente la numero 65: Uberto Pallavicino! La statua risulta menomata di un dito della mano sinistra. Desideriamo denunciare questo ennesimo sfregio al nostro patrimonio culturale. Crediamo che sia interesse di tutti i padovani salvaguardare il nostro Prato dalle mani distruttive dei vandali. Cordiali saluti». Firmato: gli amministratori del gruppo Facebook “Padova ieri oggi domani”.

Le foto pubblicate parlano chiaro: Uberto è lì, dritto, con un dito mozzato. Il mignolo non c’è più. E la parte mancante non ha lasciato traccia di cicatrizzazione, pare una ferita molto fresca. Pare.

Suo malgrado il gentiluomo Uberto (che vide i natali nel 1192 e c’entra con Padova perché fu prima alleato e poi nemico di Ezzelino da Romano), tiene anche su le luminarie dell’Isola Memmia. Gli hanno legato robusti spaghi al polso e avambraccio per sostenere qualche fila di lucine. D’altra parte lui era lì, l’uomo giusto al posto giusto, pareva messo apposta per far da palo ai brillii sistemati dal Comune per Natale. Certo, la faccenda andrà approfondita ché non ci sono testimoni diretti della rottura del mignolo. La Soprintendenza qualcosa chiederà. Il Comune qualcosa risponderà. Non è l’unico, Uberto Pallavicino, ad essere stato declassato ad attacca-luminarie; gli fa compagnia il suo vicino, statua numero 64: il nobiluomo Filippo Salviati. Nato a Firenze nel 1582, a Padova fu scolaro personale di Galileo Galilei, tanto da divenire discepolo prediletto e amico del grande pisano. A lui Galilei dedicò la sua opera “Sopra le macchie solari”. Così, giusto per presentare il ricco fiorentino appassionato di stelle e di fisica.

Pure lui ha polso e braccio imbracati e pure lui appare menomato. La spada, o il cannocchiale, che tiene in mano è mozzata. Forse un’altra coincidenza, forse un altro infortunio, forse i vandali anche qui, forse un’altra spiegazione. Che in molti attendono. Intanto quelli di “Padova ieri oggi domani” fanno il giro di tutte le 78 statue per controllare l’eventuale improprio utilizzo di altri personaggi che diedero lustro a Padova. Lustro, non luminarie.

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