Celebrazioni di Natale, il vescovo: "Un passo indietro pur di stare in pace"

Monsignor Cipolla: "Farei marcia indietro su tante nostre tradizioni se fosse necessario per mantenere la tranquillità"
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PADOVA. «Io farei tanti passi indietro pur di mantenerci nella pace e pur di mantenerci nell'amicizia».

L'ha detto il vescovo di Padova Claudio Cipolla parlando della celebrazione del Natale nelle scuole ai microfoni di Rete Veneta al termine della messa celebrata in Duomo.

Celebrazioni del Natale, il vescovo frena: "Un passo indietro per mantenere la serenità"

«Non dobbiamo presentarci pretendendo qualsiasi cosa che magari anche la nostra tradizione e la nostra cultura vedrebbe come ovvio - ha aggiunto -. Se fosse necessario per mantenere la tranquillità e le relazioni fraterne tra di noi io non avrei paura a fare marcia indietro su tante nostre tradizioni».

Nel pomeriggio di oggi (martedì 1 dicembre) l'Ufficio stampa della Curia di Padova ha diramato un comunicato di precisazione a firma del vescovo: «Non ho mai detto “rinunciamo al presepe” e non ho fatto riferimento ad alcun luogo specifico».

Riferendosi all’intervista di Reteveneta sulle tradizioni natalizie di ieri 30 novembre 2015, successivamente ripresa dalla stampa locale e nazionale, il vescovo di Padova, monsignor Claudio Cipolla, dopo aver precisato un’indebita attribuzione alle sue parole, coglie l’occasione per ampliare e approfondire il suo pensiero, evitando semplificazioni. Pace, pace, pace! Papa Francesco ci sollecita di continuo nell’obiettivo di costruire un mondo di pace, senza conflitti, in cui la relazione tra fratelli sia prioritaria e l’indifferenza non trovi casa. Per noi cristiani è un richiamo forte, costante, specie in questo tempo di Avvento che ci accompagna al Natale. Ed è per questo che non possiamo utilizzare le religioni per alimentare conflitti o inutili tensioni. Purtroppo le religioni spesso sono strumentalizzate per altri interessi. Non sono contro la presenza della religione nello spazio pubblico, né tantomeno contro le tradizioni religiose, ma né le religioni né le tradizioni religiose possono essere strumenti di separazioni, conflittualità, divisioni. Fare un passo indietro non significa creare il vuoto o assecondare intransigenze laiciste, ma trovare nelle tradizioni, che ci appartengono e alimentano la nostra fede, germi di dialogo".

"Le fedi religiose, in particolare la fede cristiana, costruiscono, infatti, relazioni, rispetto, dialogo e aprono ponti. Tutto ciò significa rifiutare ogni forma di strumentalizzazione polemica, perché le fedi sono sempre occasioni di incontro e di reciprocità, senza rinunciare alla propria storia, ma riscoprendone il valore più autentico. Il Natale, in questo senso, è un esempio straordinario, un’occasione di incontro con i musulmani, che riconoscono in Gesù un profeta e venerano Maria, ma anche con persone di altre fedi e non credenti, proprio perché il cristianesimo ha un messaggio universale e abbraccia l’umanità intera. Un modo per vivere il Natale è proprio tradurre nella vita – come testimoniano tante figure di uomini e di donne – i grandi valori del Vangelo, in cui tante religioni si ritrovano unite: pace, attenzione al Creato, solidarietà con gli ultimi…».

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