Cinque anni fa come oggi la grande alluvione

L'area dell'Estense e del Montagnanese vista da Calaone (foto di Siro Morello)

Le foto e i ricordi di quelle giornate terribili in cui la provincia di Padova andò sott'acqua

PADOVA. Lunedì 1 novembre 2010, domenica 1 novembre 2015. L’alluvione che ha sconvolto la Bassa padovana e la provincia è oggi al quinto anniversario. Erano le 14.26 di cinque anni fa quando venti metri di argine cedettero in località Prà di Botte, a Megliadino San Fidenzio. Il fiume Frassine cominciò a riversare su Roaro, Cabriani, Saletto e Dossi milioni di metri cubi d’acqua. La falla arginale arrivò a toccare una lunghezza di 150 metri. In poche ore decine di persone lasciarono le proprie abitazioni e si rifugiarono in palestre o ostelli della zona, nel marasma e nella confusione generale. Sindaci e volontari del territorio impararono così a conoscere un’esperienza nuova, mai vissuta: quella dell’alluvione.

Ma non fu solo la Bassa padovana a dover convivere con ore di forte tensione. Nel giro di poche ore la stessa sorte di Megliadino San Fidenzio e Saletto toccò anche a Cervarese Santa Croce, Ponte San Nicolò (era l’l.30 quando si chiuse il ponte di Tencarola perché l’acqua del Bacchiglione superava il livello di guardia), Padova, Casalserugo, Veggiano, Bovolenta, e ancora Vighizzolo d’Este e Carceri. Cedimenti arginali o esondazioni poco importa, il risultato era lo stesso, con milioni di ettari allagati, centinaia di sfollati, abitazioni in ammollo, coltivazioni perse e allevamenti decimati: la grande quantità di acqua che arrivava dal Vicentino, alimentata da precipitazioni mai viste così vigorose nell’ultimo secolo, non riusciva più ad essere contenuta da fiumi e canali come Frassine, Bisatto, Gorzone, Roncajette, Tesina Padovano, Muson dei Sassi e ovviamente Bacchiglione.

Per otto giorni, solo considerando il periodo di vera emergenza, in campo scesero oltre 1.500 volontari, in gran parte riconducibili a ottanta organizzazioni di volontariato, senza considerare il grande dispiegamento di forze dell’ordine impegnato nel territorio. A Saletto si videro anche i Chinook, gli elicotteri dell’esercito che quasi tutti avevano visto solo nei film di guerra hollywoodiani, e che invece si riveleranno fondamentali per riparare la rotta del Frassine. Il 20 novembre 2010 la conta dei danni è tragica, e poco importa che poi cifre e numeri verranno ritoccati da burocrazia o regolamenti: 82 milioni di euro a Casalserugo, dove le famiglie interessate dall’alluvione furono 777, e 189 le imprese; 68 milioni di euro a Saletto (198 privati e 74 aziende); quasi 17 a Veggiano (299 e 46) e 22 a Bovolenta (60 e 44); 10 ad Ospedaletto (66 e 56) e oltre 20 tra Ponte San Nicolò, Padova, Este e Megliadino San Fidenzio. Quei cinque anni non hanno cancellato la memoria di uno dei più brutti momenti vissuti da questo territorio nell’ultimo secolo sotto il profilo idrogeologico, e lo testimoniano le foto e i ricordi che, in questa giornata così tristemente evocativa, si leggono oggi nelle pagine dei social network dei padovani. Perché, quando piove, la Bassa padovana incrocia ancora le dita.

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