Il crac della Banca Popolare di Garanzia: chiesto ai vertici un maxi risarcimento

Bancarotta per dissipazione: i dirigenti chiamati a restituire alla banca in totale 24,1 milioni di euro. Sarà il giudice ad accertare il danno provocato in base alle diverse responsabilità

PADOVA. Non solo bancarotta fraudolenta per dissipazione. E ancora, non solo bancarotta per distrazione. E, come se non bastasse, controlli inesistenti o inadeguati da parte di chi, pur tenuto a vigilare, avrebbe chiuso non uno ma entrambi gli occhi (condizionale d’obbligo visto che la vicenda non è ancora all’eventuale verifica processuale). Ingoiato per autodigestione tutto quello che era il patrimonio di Banca Popolare di garanzia (Bpg) – creata da Confindustria Padova, gioiello di famiglia nato sulle ceneri di Interconfidi poi diventata bocca insaziabile a quanto risulterebbe dalla documentazione in mano agli investigatori – per l’ex vertice dell’istituto di credito si prospetta all’orizzonte ben altro, oltre all’inchiesta penale in cui si ritrova impantanato (inchiesta coordinata dal procuratore della Repubblica Matteo Stuccilli con il sostituto Roberto D’Angelo). La resa dei conti – non meno preoccupante – è anche sotto il profilo della responsabilità contabile e amministrativa. E il conto da pagare davanti al tribunale di Venezia (sezione specializzata in materia d’impresa) rischia di essere salato visto che i commissari liquidatori hanno reclamato in solido (cioè uno per tutti o tutti per uno) una somma totale non inferiore a 24,1 milioni di euro a carico di 22 fra ex amministratori, dirigenti e sindaci, compresi 4 eredi di un consigliere deceduto. A titolo di risarcimento dei danni.

Per sintetizzare con una colorita espressione splendori e miserie di Bpg, nel piatto non è più rimasto niente. Tanto che la banca è arrivata al capolinea, finendo prima in amministrazione straordinaria poi in liquidazione coatta amministrativa con la nomina di due commissari liquidatori, l’avvocato Diego Manente di Mestre e il collega Stefano Coen di Roma (il legale della procedura di amministrazione è l’avvocato veneziano Daniele Grassi), chiamati a rimpolpare un “portafoglio” ormai svuotato per soddisfare la massa di creditori. Il che significa che, al pari di una qualsiasi società, Bpg è fallita con sentenza pronunciata dal tribunale di Padova il 19 luglio 2010, anche se per le imprese bancarie o assicurative si usa la formula (e la procedura) della dichiarazione di insolvenza. Ma gli effetti sono pari al fallimento. Ecco che allora i commissari liquidatori si sono decisi ad avviare l’azione di responsabilità e a battere cassa (solo per citare alcuni chiamati in causa) dal banchiere (presidente di Bpg) Ernesto Paolillo, già direttore generale dell’Inter; dal consigliere Francesco Bellotti, ex membro del cda del Sole24Ore; e ancora dal vicepresidente e componente del Comitato di garanzia di Bpg, Arturo Romanin Jacur, esponente di una storica famiglia padovana; dall’ex presidente di Confindustria Padova, Luca Bonaiti, nella veste di consigliere di Bpg con Regina Bertipaglia, un seggio in regione per Forza Italia nell’era Galan e moglie di Luigi Rossi Luciani, già presidente degli industriali veneti; dall’amministratore delegato e direttore generale di Bpg, Giampaolo Molon, una carriera in Confindustria iniziata come funzionario prima della scalata alla dirigenza grazie all’appoggio di più di qualche presidente. Insomma 15 indagati per bancarotta su 16, escluso l’ex consigliere Bpg Francesco Peghin.

È stata l’autorità di vigilanza – organismo di Banca d’Italia – ad autorizzare l’azione di responsabilità, esclusa la possibilità di recuperare la banca a mano a mano che progrediva l’analisi della situazione finanziaria. Qual è l’obiettivo? Il giudice dovrà verificare se è stato provocato un danno (che, considerata la richiesta milionaria proposta dai commissari, a loro giudizio è innegabile), eventualmente quantificarlo e stabilire l’ammontare del risarcimento che dovrà essere saldato dagli ex amministratori con il loro patrimonio personale. Quei soldi andranno a ingrossare quel che resta (quasi niente) del patrimonio di Bpg per soddisfare i crediti. Benché qualcuno, fra i soggetti che vantano crediti come Impa (controparte nella cessione di tre contratti di leasing nel mirino della procura della Repubblica), abbia già promosso altre cause civili autonome. Come si è arrivati a tanto? Significativa la relazione su Bpg firmata dal professor Lorenzo De Angelis, consulente della procedura: l’esperto annota come nel bilancio 2006 siano indicati 34 milioni di euro di capitale, mentre in realtà il dato effettivo sarebbe pari a 6,5 milioni; al 31 dicembre 2007, invece, il saldo reale sarebbe negativo per 6,1 milioni mentre risulterebbe un saldo attivo di 24,5 milioni. Solo nei bilanci 2008 e 2009 compare un saldo negativo del patrimonio (rispettivamente di 5 milioni e di 30 milioni): l’ispezione della Banca d’Itralia era già iniziata.

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