Duecento padovani al mese fuggono all'estero

Rapporto Migrantes. Il totale è salito ad oltre 43 mila persone, in prevalenza tra i 18 e i 49 anni. Il 39% è coniugato. Brasile, Argentina, Svizzera e Francia le mete principali

PADOVA. Fuga dalla crisi, si cerca sempre di più lavoro lontano da Padova. Sono quasi raddoppiati nell’ultimo anno i padovani che si sono iscritti all’Aire (l’anagrafe degli italiani residenti all’estero). Un segnale chiaro e incontrovertibile che si fatica a trovare un’occupazione. O almeno si fatica a trovare un lavoro che dia le giuste soddisfazioni e che ripaghi i sacrifici e spesso la professionalità maturata.

Nell’ultimo anno i nuovi iscritti sono stati 2.310, 192 al mese, erano 100 due anni fa. Il totale, che comunque è un saldo, visto che viene tolto chi si cancella dal registro, è di 43.131 persone (351.412 a livello veneto). Erano stati 40.800 l’anno prima che aveva visto un aumento del 20%, quindi la crescita è costante. Basta dare un occhio alle classi d’età di chi ha abbandonato per almeno 12 mesi la nostra provincia nell’ultimo anno per capire che, ci sarà pure chi va a vivere all’estero da pensionato per non avere l’ansia di non arrivare a fine mese con la magra pensione, ma la stragrande maggioranza parte in età lavorativa. Quindi ci rientra pure chi ha perso il lavoro dopo la chiusura di molte aziende o comunque il loro ridimensionamento occupazionale. Il 23,9% ha tra i 35 e i 49 anni, il 21,4 ha tra i 18 e i 34 anni e il 19,1 ha tra i 50 e i 64 anni. Cercano fortuna all’estero soprattutto i maschi (51,4%). Analizzando solo il capoluogo si scopre che gli iscritti sono stati 10.084 su un totale di 211.210 residenti, il che corrisponde al 4,8% del totale (era il 4,4% due anni fa). Analizzando le altre città venete il record spetta a Belluno con una incidenza dei partenti addirittura del 14,3% (5.139 su 35.703) seguita da Treviso con il 6,8% (5.657 su 83.652), Venezia con il 5,2% (13.848 su 264.579) e Vicenza con il 4,9% (5.589 su 113.599).

Rapporto Migrantes - Padova

Va sottolineato che non tutti quelli che emigrano si iscrivono all’Aire (anche se è un diritto-dovere del cittadino), quindi è facile presupporre che le cifre anzidette siano inferiori alla realtà. L’iscrizione porta a usufruire di una serie di servizi forniti dalle Rappresentanze consolari all’estero e permette di votare per le elezioni politiche e referendum per corrispondenza oltre alla possibilità di rinnovare la patente di guida. In termini assoluti Padova è l’unico comune della nostra provincia nella classifica dei primi 25, dove spiccano soprattutto municipalità trevigiane e bellunesi. L’identikit di chi se ne va e cerca fortuna, o almeno un lavoro sicuro, riguarda perlopiù i celibi (55%), seguiti dai coniugati (38,6%), vedovi e divorziati sono al 2,5%. Dove si emigra? Il Brasile la fa da padrone, seguito dall’Argentina, poi Svizzera, Francia, Germania, Regno Unito, Belgio, Austria e Stati Uniti. Va precisato che in tutte queste statistiche non figurano né gli studenti (per i quali è possibile iscriversi in una apposita anagrafe tributaria a loro riservata), né i migranti che vanno all’estero per lavorare ma lasciano qui la famiglia e che quindi tornano.

L’argomento che più scoraggiava l’iscrizione all’anagrafe estera, confrontandosi con le associazioni che si occupano di chi lascia il Belpaese, era la paura della perdita dell’assistenza sanitaria italiana. Ma non è così: chiunque rientri in Italia per cure mediche che durino più di 30 giorni può richiedere tramite autocertificazione la reiscrizione temporanea alla Asl ed ha diritto al medico di fiducia. Se i giorni sono meno di 30 ha diritto a tutte le prestazioni sanitarie eccetto il medico di fiducia. In caso d’emergenza per gravi malattie, il cittadino può far rientro in Italia, cancellarsi dall’Aire (che è gestita dallo Stato civile dei singoli Comuni) e riscriversi come residente nel Comune a piacimento. Da quanto emerge poi dal rapporto Italiani nel mondo 2015 della Fondazione Migrantes, è in costante crescita la cosiddetta “fuga di cervelli” ossia giovani con la laurea in tasca che riguarda in prevalenza il Nord Est. In questo caso la meta preferita è la Germania, seguita dall’Inghilterra.

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