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Amianto killer, un’altra vittima a Piazzola

Un anno di agonia: ex operaio dell’Euganeo Berico consunto dal male. Il magistrato interviene

Paola Pilotto
1 minuto di lettura

PIAZZOLA SUL BRENTA. Ha passato 30 anni della sua vita a tagliare tubi di amianto per l’acquedotto Euganeo Berico, quello che poi sarebbe diventato Etra. Quando ancora le protezioni non esistevano e le norme di sicurezza lasciavano il tempo che trovavano. E l’amianto killer non lo ha risparmiato. Dopo un anno di sofferenze, Luigi Antonio Lumetti, 69 anni, di Tremignon, si è piegato alla malattia. Prima di lui, altri colleghi di lavoro avevano fatto la stessa fine.

Lui sperava di essere tra i pochi fortunati che l’avevano passata liscia. E invece no. Nell’ottobre scorso sono comparsi i primi sintomi: tosse e difficoltà respiratorie. Gli accertamenti medici hanno portato al tragico verdetto: Lumetti era affetto da una forma di tumore ai polmoni, tipica di chi è stato esposto a lungo al rischio amianto, che non da via di scampo. E così è stato. L’Inail gli aveva riconosciuto subito la malattia professionale. Da allora è iniziato il calvario della chemioterapia, dei ricoveri e dei dolori lancinanti. Fino agli ultimi mesi, quando ha dovuto ricorrere alle terapie palliative per rendere meno doloroso il trapasso. Lunedì sera, l’ultima e fatale crisi respiratoria, che ha messo fine alla sua agonia, lasciando ai familiari un enorme dolore misto a rabbia per un lavoro che è stato inesorabilmente la sua morte. «Erano gli anni ’80», raccontano i familiari ringraziando tutto il personale sanitario dell’ospedale di Cittadella, «e ancora non si sapeva bene cosa fosse l’amianto e soprattutto quanto fosse pericoloso. Luigi aveva lavorato in fabbrica prima di prendere servizio all’acquedotto. Nel nuovo lavoro maneggiava i tubi dell’acqua, che erano fatti di amianto. Li tagliava con le seghe elettriche, senza mascherina né alcuna protezione. La polvere la respirava tutta. Solamente molti anni dopo si sarebbe cominciato a parlare di sicurezza e salute. Troppo tardi. Era andato in pensione nel 2001, poco prima che nascesse Etra. Alcuni suoi ex compagni si ammalarono e morirono. Temeva questa fine e allo stesso tempo sperava in una sorte migliore. Purtroppo il destino è stato crudele anche con lui».

Lumetti era attivo nel volontariato, faceva parte dell’Avis, che poco prima della malattia lo aveva premiato con la medaglia d’oro per le donazioni. Lascia la moglie Franca, i figli Antonella e Fabiano, impiegato all’anagrafe nel comune di Piazzola, e i nipoti. Le esequie, che erano già state fissate, sono sospese in attesa che l’autorità giudiziaria rilasci il nulla osta.

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