Sfila la giovane africana con l’abito da sera creato al corso di cucito

Emozione e gioia tra le migranti in piazza dei Signori. L’idea l’ha avuta “La Vespa”, loro ora sognano un futuro

BATTAGLIA TERME. Non un semplice vestito da esibire in una sfilata, ma il risultato di un modello di integrazione e accoglienza, capace di raccogliere tra le maglie del tessuto che lo compone un crocevia di culture, esperienze e speranze. È quello indossato da una delle richiedenti asilo ospitate nella struttura di via Roma, che domenica ha sfilato sul prestigioso palcoscenico di piazza dei Signori a Padova nell’ambito della festa di Legambiente.

Un abito frutto di un lavoro durato mesi, realizzato nell’ambito di un piccolo ma significativo progetto portato avanti dall’associazione “La Vespa” con le ragazze africane ospitate a Battaglia. A presentarlo al pubblico della sfilata sono state direttamente loro, le giovani africane, con il loro carico di emozione ma anche di tanta gioia.

“La Vespa” è un’associazione che dal 1987 si occupa di ambiente, territorio e cultura e da alcuni anni alla festa di Legambiente propone una sfilata con originali abiti realizzati con materiali di scarto e di riciclo. Quest’anno, accanto alla “tradizionale” proposta, ha affiancato anche quello ideato dalle richiedenti asilo alloggiate a Battaglia Terme. Dall'arrivo dei profughi in paese, l'associazione ha cercato dei momenti d'incontro e di solidarietà con i nuovi arrivati accorgendosi che, mentre gli uomini vivevano una situazione più aperta e socializzante, le donne avevano meno occasioni per aprirsi alla comunità. Così a luglio è stato proposto un minicorso finalizzato alla realizzazione di un vestito con l’intento di coinvolgere le donne in un’attività gratificante. «Abbiamo fatto la proposta alla cooperativa che gestisce gli alloggi» raccontano i volontari de “La Vespa” «che ci ha prospettato delle difficoltà nel coinvolgimento, nella socializzazione e nel reperimento di materiali. Noi non abbiamo desistito e nei mesi successivi abbiamo svolto l'attività con la partecipazione di alcune delle ospiti. Il vestito è stato ultimato e indossato da una delle corsiste che ha espresso il desiderio di poter sfilare».

All’abito, realizzato con tessuti scartati da negozi, è stato dato il nome di “Mare viaggio” e vuole rappresentare la vera Africa vista con gli occhi di chi l’ha dovuta, suo malgrado, lasciare. In questi mesi le volontarie dell’associazione hanno supportato le ragazze africane insegnando loro a disegnare il modello, ritagliarlo e cucirlo. «Pensiamo che l'accoglienza non sia solo dare del cibo e un letto» spiegano da “La Vespa” «ma condividere le conoscenze in quanto l'approccio solidale può migliorare i rapporti umani. È stata un’esperienza positiva che ci ha arricchito. Le ragazze si sono dimostrate gentili, premurose e con un grande desiderio di apprendere». Progetti futuri? «Alcune di loro ci hanno chiesto di fare dei veri e propri corsi di cucito. Altre vorrebbero allestire uno spettacolo di danze africane per farle conoscere a tutti».

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