Gelataio di 23 anni dell'Arcella muore in Germania

Alberto Polese trovato a letto senza vita, forse ucciso dall’influenza. L’ultimo messaggio su Fb: «Spero di guarire presto»

PADOVA. «Influenza vattene via!». Scriveva così venerdì sera sulla sua pagina Facebook Alberto Polese, 23 anni, che da qualche mese per lavoro si trovava ad Ansbach, in Germania. Mai avrebbe potuto immaginare che probabilmente proprio quella maledetta influenza gli sarebbe stata fatale.

Alberto Polese sabato mattina è stato trovato privo di vita nella sua stanza, ancora steso sul suo letto. Ad accorgersene Antonella Spolaore, la responsabile padovana della gelateria per cui il giovane lavorava da qualche mese, il “Cafè Doge” di Ansbach. Il giovane, che aveva una stanza nello stesso stabile della gelateria, avrebbe dovuto alzarsi ed essere al lavoro alle 9, ma non è mai arrivato. La responsabile in apprensione è così salita a controllare come mai il ragazzo tardasse. Entrata nella stanza, la terribile scoperta.

Alberto era a letto ma non rispondeva: immobile, privo di vita. Immediati i soccorsi dei sanitari della cittadina bavarese, poco lontana da Norimberga. I medici hanno cercato di rianimarlo per più di mezz’ora, ma per il ventitreenne non c’era più nulla da fare. A uccidere il giovane, probabilmente, un collasso cardiaco dovuto all’influenza. Oggi in Germania si decide se è necessario sottoporre il corpo all’autopsia per fare ulteriore chiarezza sul decesso.

Alberto da un po’ di giorni non si sentiva bene: «È da martedì che mi tormenta», scriveva sempre sul suo profilo Facebook riferendosi all’influenza. «Aveva febbre, vomito e dissenteria, i sintomi di un banale raffreddamento, che ha cercato di curare con i classici farmaci», dice con voce rotta dalla commozione Marco Brucoli, amico fraterno di Alberto Polese, che non appena ha appreso la tragica notizia è partito per Ansbach insieme ai genitori Andrea e Cristina, e al fratello minore Michele.

In Germania Alberto viveva ormai da giugno e nella gelateria dove lavorava si trovava bene. Solo ultimamente racconta qualche amico c’era stato qualche screzio: «Di recente aveva litigato con dei colleghi di nazionalità romena per difendere una ragazza da atteggiamento molesti», dicono. «Difendere i più deboli e prestare soccorso era nel suo dna». A ottobre il giovane sarebbe dovuto tornare a Padova per un periodo di vacanza. Viveva con la famiglia in via Vecellio all’Arcella, e in città era molto attivo dal punto di vista sociale. Faceva parte dal 2010 della squadra della protezione civile di Cadoneghe e da poco era entrato anche in quella provinciale. «Era un ragazzo splendido, disponibile, sempre presente alle riunioni», ricorda tra le lacrime Sergio Zampieron della squadra di Cadoneghe, «Quando c’era un’emergenza era il primo a chiamarmi, mi diceva: “Sergio se hai bisogno chiamami senza problemi”, un ragazzo d’oro».

Alberto era anche iscritto al Gruppo cinofilo padovano, dove faceva parte del consiglio direttivo: «Un caro amico che tra le passioni aveva quella dei cani, collaborava da qualche anno con il nostro gruppo, mettendoci cuore, anima e passione, rendendosi sempre disponibile ed essendo un prezioso aiuto per i nostri eventi», commenta Rossella Scarso del gruppo dei cinofili.

Un ragazzo pieno di energia insomma, che oltre al volontariato, aveva un’altra grande passione, passione per cui si era aggiudicato il soprannome di “Panda”. Amava i motori, le automobili, i rally. «Facevamo parte della stessa scuderia, la Ritmolandia Italia, in più lui era anche iscritto al Veneto Rally Club. Possedeva diverse auto d’epoca e solo due settimane fa, tornato per qualche giorno dalla Germania, era venuto da me in edicola a comprare delle riviste sulle automobili», dice Ettore Toniato, edicolante di Largo Debussy all’Arcella e caro amico di Alberto. «Da poco aveva fatto tutte le visite mediche necessarie per fare da navigatore nei rally ed era risultato idoneo», aggiunge un altro amico, Stefano Cianci. «Stava benissimo di salute ma purtroppo queste sono cose improvvise, che non si riescono a prevedere con una semplice visita sportiva».

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