Un anno per truffa all’Inps all’imprenditore fasullo

Ha finto di mettersi in proprio per ottenere 20 mila euro di anticipo e poi sparire È il primo di 12 casi scoperti dalla Finanza nell’Alta ad andare a sentenza

TOMBOLO. Davanti al gup padovano Lara Fortuna ha patteggiato un anno di carcere per truffa aggravata al fine di conseguire il contributo da un ente pubblico, in questo caso l’Inps, che gli aveva erogato ben 19.518,59 euro come anticipazione dell’indennità di mobilità. Conto con la giustizia chiuso per Rich Lions Kadu, 43 anni, nazionalità liberiana, residente a Tombolo in via Roma. Ma il suo è soltanto uno dei 12 casi scoperti dalla Guardia di Finanza di Cittadella coordinata dal pm Sergio Dini. I soldi erano stati concessi dall’ente di previdenza a fronte di una documentazione apparentemente regolare presentata dagli immigrati, bene informati sulla normativa italiana. Il 10 dicembre 2013 Kadu presenta l’istanza all’Inps per ottenere in anticipo l’indennità di mobilità, giustificandola con l’avvio di una attività lavorativa autonoma. La legge numero 223 del 1991 - contenente le norme in materia di cassa integrazione, mobilità... e altre disposizioni in materia di mercato del lavoro - consente di ricevere l’indennità (dai 18 ai 20 mila euro) a chi rimane senza lavoro e diventa imprenditore avviando un’attività dimostrata con l’apertura di una partita Iva e con fatture per l’acquisto delle prime essenziali forniture. È una sorta di meccanismo “premiale” per incentivare buona volontà e creatività stabilito dalla normativa che molti stranieri conoscono a perfezione visto che anche in altre zone d’Italia si è consumata la truffa con le stesse modalità. La somma liquidata dall’Inps, infatti, è un anticipo dell’indennità di mobilità che ha l’obiettivo di finanziare un’impresa commerciale, quasi sempre individuale. Nel caso di Kadi tutto è risultato fasullo o strumentale, tranne i soldi incassati il 15 aprile 2014: all’indomani dell’erogazione del contributo è stata chiusa la partita Iva relativa all’apertura di un’attività di commercio di abbigliamento e accessori (registrata il 13 novembre 2013) e le fatture sono risultate false.

Con quei soldi, nel paese d’origine, l’immigrato avrebbe potuto ben vivere e investire in qualche bene. Ma ai danni dell’Inps che ha chiuso il 2014 con perdite per 12 miliardi di euro, mentre in previsione nel 2015 ci sono uscite per prestazioni istituzionali pari a 307,2 miliardi, (2,1 in più rispetto alle previsioni) contro entrate contributive per 213,56 miliardi. Altri procedimenti penali stanno per arrivare alla conclusione: è il caso di tre ganesi, tutti aspiranti proprietari di piccoli negozi per vendere vestiti e pelletterie nonché di un chiosco di kebab. Ditte “fantasma” in realtà: operative sulla carta, di fatto sono risultate una scatola vuota una volta incassato il contributo Inps per un totale di 60 mila euro.

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