Una padovana a New York fotografa dei dancer di strada

Francesca Magnani lancia una campagna di crowdfunding per pubblicare il suo libro di immagini e parole

PADOVA. La “sua” America l'ha trovata 18 anni fa, quando, fresca di laurea in lettere moderne (ottenuta a Bologna) con specializzazione in antropologia culturale (a Padova, dove è nata l'11 aprile 1972), è partita alla volta di New York dopo aver vinto una borsa di studio in letteratura comparata. Lì ha insegnato italiano, prima all'Università della Grande Mela, per quasi 12 anni, poi alla New School. «Di fatto», sottolinea, «sono una precaria, ma mi occupo di ciò che riguarda la nostra lingua, dai sottotitoli dei film alle traduzioni, anche per le riviste».

Eppure, di Francesca Magnani, fotografa e giornalista, oggi si parla molto, al di là dell'Oceano, per come ha saputo interpretare, attraverso le immagini, il mondo dei “dancer”, «che non sono né ballerini né danzatori, ma dancer veri e propri, qualcosa di unico e diverso». Come nasce questo rapporto con i ragazzi di strada, tradottosi in immagini bellissime, che poi serviranno a raccogliere fondi per aiutarli? Francesca lo racconta così: «Ho sempre abitato e girato da sola per New York, con la macchina fotografica al collo, un modo per conoscere la città. Durante le mie peregrinazioni, a Capodanno 2011, mentre ero in Subway, la metropolitana, vedo una ragazza ballare davanti ai passanti e mi colpisce. L'ho fotografata. L'ho notata ancora, sino a quando - era il giugno dello scorso anno, e stavolta si esibiva in una piazza - ho chiesto ad un altro ragazzo come si chiamasse. Le ho scritto su Facebook, mandandole le foto, comprese quelle dello show di quell'ultimo dell'anno che me l'aveva fatta scoprire e ringraziandola per l'opportunità che mi aveva dato. E le ho inviato un video da me girato. Da quel momento è maturato un bel rapporto fra di noi, perché Carolyn, così si chiama anche se il suo dance name è Boogiee, era di fatto l'unica ragazza, fra tanti maschi, ad effettuare performance del genere. Detto per inciso, lì nessuno di loro chiede l'elemosina, altrimenti rischia l'arresto, ma vive delle offerte della gente, le chiamano “donations”, donazioni».

Il passo successivo, per una fotografa-giornalista, non poteva che essere uno solo: raccontare, attraverso le parole scritte e gli scatti, l'esistenza di una oggi 22enne diversa da milioni di coetanee americane.«Quella notte», prosegue Magnani, «spedii una mail ad un collega del New York Times che conoscevo suggerendogli di raccontare la storia di Boogiee. Dopo un paio di settimane, sull'edizione domenicale del quotidiano, uscì un'ampia intervista, corredata di foto, e mi sentii appagata. Ero riuscita a darle una mano concreta, ma soprattutto ero stata la prima a far conoscere mediaticamente i “dancer”».

Che non sono delinquenti, anzi, ma hanno un codice da rispettare: spazi precisi in cui esibirsi, nessuno deve invadere quelli altrui, per cui territorialità e reputazione sono i presupposti della loro attività. Francesca ha continuato a fotografarli nella sua quotidianità newyorchese, e ciò le è valso l'inserimento di diritto nel gruppo da loro costituito, i Ryders of concrete (attacco al cemento), seguendone le esibizioni di house, bboying, waacking, freestyle dalla loro piazza a Union Square al verde degli alberi di Battery, vicino all'attracco dei traghetti che portano i turisti alla Statua della Libertà. «Mi è venuta voglia di scrivere di loro», confessa, «perché sono ragazzi ventenni come età media, la maggioranza dei quali senza famiglia, lasciati alla strada vera e propria, nei confronti dei quali sono stati commessi abusi. Vivono in un centinaio la piazza, che è la loro casa».

Francesca crede nella possibilità di realizzare un sogno, partendo da Padova: «Sto progettando un libro su Carolyn, alias Boogiee, con le mie foto, ma per farlo mi sono appoggiata ad una compagnia editoriale di Brooklyn, dove abito, che è appena sbarcata on line in Italia, a giugno. Si chiama Kickstarter, è una compagnia di crowdfunding (finanziamenti collettivi), e raccoglie fondi grazie alla solidarietà altrui, un po' come i “dancer” ricevono donazioni dalla piazza. Tutti possono accedere, non ci sono rischi per chi versa con la carta di credito, e i contributi variano da 1 a 50 dollari (per avere il libro). La raccolta scade il 1° ottobre e servono 20 mila dollari per garantire la riuscita dell'operazione. Spero di farcela».

Il palcoscenico naturale della strada  è il denominatore comune delle sue foto, che si tratti di danza newyorkese, di processioni religiose in Meridione, o di street food padovano. Per il mattino in passato ha ritratto la sempre più sparuta ma tuttavia indistruttibile processione di Sant’Antonio a Little Italy, quest’anno, nel 2014, e nel 2012.
 
Il mese scorso, per realizzare il suo libro, Francesca ha portato Padova sulla mappa virtuale di Kickstarter, la piattaforma di crowdfunding più celebre d’America. Il progetto era stato annunciato proprio nella nostra città, in una notte di mezza estate: così come i dancer si sostentano con il dollaro che ogni passante gli dà, anche un progetto fotografico può prender vita grazie a una colletta virtuale che non comporta rischi. Ecco il video girato per promuovere la campagna. Kickstarter ha da pochissimo aperto all’Italia creando un ponte virtuale tra Brooklyn, dove ha sede, e il Bel Paese.
 

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