Libri gender a Venezia: il Pontefice benedice le due editrici lesbiche

Francesca Pardi e Maria Silvia Fiengo avevano scritto al Papa. E Francesco ha risposto. «Lui i testi non li bandisce, li legge»

VENEZIA. «Il Papa evidentemente i libri non li bandisce, ma li legge: il solo fatto di aver risposto ci restituisce il rispetto che meritiamo, come persone e come famiglia. Ci fa molto piacere che ci dica di continuare nel nostro lavoro: è la conferma che il mezzo per confrontarci non è eliminare i libri, come ha fatto il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, ma il dialogo».

Francesca Pardi rigira tra le mani la lettera che ha ricevuto dalla Segreteria di Stato del Vaticano, a firma dell’assessore agli Affari generali monsignor Peter B. Wells, datata 9 luglio: è la risposta alla missiva che lei ha inviato al Santo Padre a giugno, per denunciare i ripetuti attacchi ricevuti negli anni con la compagna Maria Silvia Fiengo dal comitato “Difendiamo i nostri figli”, sostenuto da La Maif Pour Topus. Francesca e Maria Silvia hanno quattro figli e la casa editrice Lo Stampatello: sei dei 49 libri di fiabe anti-discriminazione ritirati dalle biblioteche scolastiche del Comune di Venezia, come primo atto del neo sindaco Luigi Brugnaro, sono stampati da loro, compreso il pluripremiato “Piccolo Uovo”, scritto dalla stessa Pardi con i disegni di Altan. Con la lettera, Francesca Pardi ha inviato al Pontefice anche un pacco, con trenta libri: che il Papa ha trattenuto.

Nella missiva, monsignor Peter B.Wells scrive che «Sua Santità è grato per il delicato gesto e per i sentimenti che lo hanno suggerito» e «auspica una sempre più proficua attività al servizio delle giovani generazioni e della diffusione degli autentici valori umani e cristiani», impartendo la benedizione apostolica alla famiglia.

Parole e gesti di apertura. «Quando siamo tornati dalle ferie e abbiamo visto la busta “Città del vaticano” che spuntava tra la posta, non ci potevamo credere», racconta ancora la scrittrice-editrice, «siamo felici per noi, ma soprattutto perché il Papa ha confermato che è il dialogo la prima strada: lui ci benedice e i nostri libri li legge, il sindaco Brugnaro li toglie dalle scuole e chissà se li ha mai letti».

La lettera a papa Francesco nasce in realtà ben prima dell’elezione del sindaco veneziano, dopo mesi di attacchi di alcuni gruppi cattolici oltranzisti contro i libri stampati dalla casa editrice, favole che raccontano la realtà delle famiglie omosessuali, certo, ma anche storie di adozione e integrazione. Libri saliti alla ribalta nazionale quando l’allora delegata ai Diritti civili del Comune di Venezia, Camilla Seibezzi, li introdusse con altri nelle biblioteche scolastiche degli asili comunali: fiabe per raccontare realtà “diverse”, ma ben presenti nella società. Ne nacquero campagne di gruppi integralisti, minacce verso Seibezzi e verso la famiglia Pardi-Fienco. «Non troverebbe, tra queste pagine», scriveva Pardi al Papa, «neanche l'ombra di quella teoria del gender di cui questi libri sarebbero lo strumento principale: dov'è che diciamo ai bambini che possono scegliere il proprio genere? dove parliamo loro di sesso?». Tema sul quale papa Francesco, ad aprile, all’udienza generale del 15 aprile aveva detto: «Mi chiedo se la cosiddetta teoria dei gender non sia anche di una frustrazione e di una rassegnazione che mira a cancellare la differenza perché non sa più confrontarsi con essa». «Spero che questa lettera avvii un cambiamento di toni sul tema delle famiglie “altre”», conclude Francesca Pardi, «un maggiore rispetto per persone come noi in un momento in cui ci sentiamo oggetto di una crociata».

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