Stazione-cucine popolari. Saia: «E' il triangolo della morte»

L'assessore alla Sicurezza all’attacco: «Spacciano, si drogano e vanno a mangiare. Chiederò al nuovo vescovo di spostare il centro di suor Lia»

PADOVA. Non solo un’area off limits ma un vero e proprio “triangolo della morte”.

Così l’assessore alla Sicurezza, Maurizio Saia, all’indomani della vicenda di piazza Salvemini, dove una tossicodipendente ha partorito in seguito a una dose, causando la successiva morte del figlio neonato, rinomina la zona tra stazione ferroviaria, ex Pp1 e Cucine Popolari di via Tommaseo. Tre fulcri del degrado dove droga, spaccio e malavita avrebbero trovato il proprio habitat naturale in città.

«Un triangolo agghiacciante nel cuore di Padova», dice Saia. «È tutto lì: in stazione spacciano, nell’area dell’ex Pp1 si vanno a drogare e nelle cucine di via Tommaseo mangiano». L’amministrazione comunale starebbe facendo di tutto per mettere un freno al fenomeno ma come spiega l’assessore la cosa non sarebbe così semplice. In primis il conflitto con la Curia, proprietaria delle cucine popolari, che finora ha sempre risposto picche a uno spostamento della struttura. «Capisco la volontà e lo spirito cristiano di accogliere chiunque ma il dover per forza stare a due passi dalla stazione per l’antico e atavico pensiero che in stazione arrivano i viandanti poveri mi sembra assurdo. Qual’è il motivo? Un motivo di affetto o di sfida verso la gente?», continua Saia. «La gente che abita in via Tommaseo e in piazzale Stazione ha raccolto centinaia di firme e decine di petizioni in questi anni per chiedere lo spostamento delle cucine. Ci ringraziano per la chiusura di diversi locali covo di degrado e ci dicono che l’unico grosso problema rimane quello delle cucine popolari. Lo dicono i cittadini di tutte le etnie, di tutti i colori politici, di tutte le età».

Per questo l’assessore ha già in mente di parlare a tempo debito con il nuovo vescovo della delicata questione: «Faremo le stesse proposte che abbiamo fatto al precedente, speriamo ci metta del suo per uno spostamento». Ma le cucine popolari non sono che un punto del “triangolo della morte”. Gli altri due sono la stazione e l’ex Pp1. Per quanto riguarda la prima non si può non aver notato come l’area sia presidiata costantemente dagli uomini della polizia locale e spesso anche dal loro comandante, Antonio Paolocci. Ma come si sa in quasi tutte le città l’area della stazione è sempre tra le più critiche.

Per quanto riguarda invece l’ex Pp1, la storia è diversa: «È una zona degradata non per volere del Comune ma per volere dei meccanismi legislativi che vedono un fallimento trascinarsi da anni», dice Saia. «Un anno fa ci eravamo illusi che si sarebbe sbloccata la situazione, il sindaco aveva anche incontrato la nuova società che rileverà l’area, ma i tempi del tribunale sono lunghissimi». Nel frattempo la polizia locale controlla la zona con regolarità. «Fa il giro tutti i giorni», continua l’assessore. «Il problema è che le leggi non ci aiutano. Gli spacciatori vengono arrestati, gli viene dato l’obbligo di firma, ma dopo che sono andati a firmare in questura o dai carabinieri tornano fuori e continuano a spacciare. Un sistema folle».

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Elezioni, Letta annuncia l'intesa con Di Maio: "Ora rimbocchiamoci le maniche"

Focaccia con filetti di tonno, cipolla rossa e olive

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi