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Ex maresciallo risarcirà 800 mila euro

Dopo 3 furti in depositi militari nel 2007, la notizia del suo arresto gettò un’ombra negativa sulle Forze armate

di Nicola Cesaro
2 minuti di lettura

ESTE. Dovrà pagare alla Difesa un conto salatissimo, di oltre 800 mila euro, per tre furti commessi tra Zevio (Verona), Legnago (Verona) ed Este e per il danno d’immagine causato all’Esercito italiano. Lo dice la sentenza 111/2015 della Corte dei Conti che qualche settimana fa ha condannato Antonio Anzillotti, 52 anni, brindisino residente a Ceregnano (Rovigo). L’uomo, ex maresciallo dell’esercito, per anni ha abitato anche a Vescovana ed ha lavorato pure come tatuatore. Anzillotti era maresciallo ordinario presso l’8º Reggimento Guastatori di Legnago, salvo venire radiato a fine 2007 in seguito ad una condanna per produzione e traffico di sostanze stupefacenti.

Il maxi-risarcimento alla Difesa è arrivato per tre episodi commessi nell’estate del 2007. Il 28 agosto 2007 Anzillotti, in convalescenza per i postumi di un incidente (almeno così aveva fatto credere ai suoi superiori, che gli avevano concesso un riposo medico domiciliare), si era presentato nel deposito militare di via Pra’ a Este, gestito dal Genio Guastatori “Folgore”.

Aveva scelto quella giornata in quanto il custode del magazzino era in licenza a Roma. Il maresciallo brindisino aveva convinto tre lavoratori del Veronese, trasportatori e mediatori di materiali inerti che hanno agito convinti di operare per l’Esercito, a svuotare il magazzino militare che in quel momento custodiva molti quintali di ferro. Per le precisione, 33.447 euro di ferro destinato alla costruzione di un ponte Bailey. A rovinare il piano di Anzillotti era stata la moglie del custode, che dubbiosa sull’operato del militare aveva chiesto l’intervento dei carabinieri. Anzillotti aveva assicurato di avere un’autorizzazione del maggiore del proprio comando, tesi presto smentita dalle forze dell’ordine. Il maresciallo era stato quindi arrestato e quel furto era stato immediatamente collegato ad altre due razzie molto simili.

La prima era toccata a un deposito militare di San Vito di Legnago: dal 31 maggio al 4 giugno erano spariti 587 mila euro di ferro, bobine di cavo elettrico e materiale in acciaio. Qualche settimana dopo, in un periodo compreso tra il 15 luglio e il 29 agosto, da un altro sito militare di Zevio erano scomparse 250 tonnellate di materiale ferroso (per un valore di 29 mila euro), sempre destinato alla costruzione di ponteggi mobili militari. In tutti e tre i casi, il ladro aveva sostituito i lucchetti di chiusura dei cancelli una volta compiuto il furto. A incastrare Anzillotti, se già non fossero bastate le numerose prove, sono arrivate anche alcune analisi sui mozziconi di sigaretta trovati nei depositi di Este, Legnago e Zevio. La Corte Militare d’Appello di Roma, in parziale riforma della sentenza del Tribunale Militare di Verona, per il furto di Este aveva condannato Anzillotti a due anni e sette mesi di reclusione militare, sostituita con la reclusione per uguale durata. Il ricorso in Cassazione era stato quindi rigettato con sentenza della Suprema Corte nel giugno 2012. I furti di Zevio e Legnago, invece, gli erano costati otto mesi e dieci giorni di reclusione. Il ministero della Difesa ha inoltre richiesto il pagamento del danno prodotto da Anzillotti: 1.847.082,21 euro, comprensivi del valore del materiale rubato e del danno all’immagine dell’esercito.

La diffusione dell’arresto di un maresciallo attraverso i mass media aveva contribuito a gettare un’ombra negativa sull’Esercito. La Corte dei Conti ha accolto parzialmente la richiesta della Difesa: Anzillotti è stato condannato a pagare 615.694,07 euro a titolo di danno diretto e 191.657,70 euro come danno d’immagine, oltre agli interessi legali e alle spese di giudizio.

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